OGM e Cibo per Tutti
Se
da un lato il Wwf denuncia la carenza di risorse per nutrire i 9 miliardi di
abitanti della Terra nel 2050, da diversi anni combattiamo con la qualità del
cibo che arriva sulle nostre tavole.
Mucca Pazza
L’Europa è stata scossa dal così detto morbo della Mucca Pazza. A causa
dell’utilizzo di mangimi prodotti con farine animali, interi allevamenti
sospetti sono stati inceneriti per evitare epidemie di massa. I consumi di
carne sono calati , se non addirittura scomparsi in certe aree, fino a quando la
pressione degli imprenditori sui politici non ha determinato il cessato
allarme. Timidamente sono ripresi i consumi di carne bovina. I prezzi nonostante
tutto non sono diminuiti e tutto sta ritornando come prima.
Il
consumatore, in questo caso, è stato totalmente in balia dell’industria
alimentare e dei relativi mass-media che hanno gonfiato prima e sgonfiato poi
il fenomeno, secondo un copione simile ad una commedia.
Fortunatamente non vi sono stati eccessivi casi di contagio umano e dove ci
sono stati sapientemente sono stati trattati con discrezione. Qualcuno oserà
dire perfino che è stato taciuto nel rispetto della privacy.
Tuttora si denunciano casi di allevatori disonesti che, nonostante i divieti,
utilizzano mangimi di dubbia provenienza e composti da farine animali. Sono
stati scoperti anche macelli abusivi di animali di dubbia provenienza. Entrambi
i fenomeni sono stati considerati fenomeni locali e quindi non degni di
preoccupazione.
A
questo punto viene da chiedersi qual è la soglia minima di danno alla salute
pubblica che è degna di preoccupazione.
Cibi transgenici
Altra attenzione meritano i cibi che contengono elementi transgenici.
Non
entro nel merito della validità dei prodotti contenenti Organismi
Geneticamente Modificati (OGM) ma osservo il modo in cui vengono
proposti o imposti.
Anche se esistono tantissime norme che prescrivono la etichettatura di tutti i
prodotti ed in particolare quelli proveniente dalle industrie alimentari, non
sempre è chiaro cosa contiene un prodotto alimentare. Spesso le scritte
criptiche e le scritte a caratteri piccoli, sovrastate dal logo accattivante
del prodotto fanno dimenticare al consumatore di interessarsi del contenuto del
prodotto.
Il consumatore è stato già
ammorbidito con una infinità di pubblicità televisiva, di cartelloni
giganteschi ad ogni angolo della strada, (fra breve di banner in
Internet), per cui collegato il
prodotto alla pubblicità subita, deduce che il prodotto non può che essere
sicuro e valido, o nella peggiore ipotesi non può far male.
Le
denunce delle associazioni dei consumatori non scalfiscono minimamente i piani
di vendita delle multinazionali dell’alimentazione.
Al
massimo costituiscono un rumore di sottofondo, ma intanto il business
corre sui banchi dei supermercati.
Di
fronte alla mancanza di certezze circa la nocività degli OGM, l’industria agisce
indisturbata e l’unica cosa che le associazioni dei consumatori possono
richiedere riguardano le garanzie sull’utilizzo o meno di ingredienti e derivati
di origine transgenica.
Su
L’Espresso del 18/7/2002 viene annunciata una lista con oltre 200 prodotti e
circa 80 case produttrici, accusate da Greenpeace e dalle associazioni
dei consumatori di non rispettare le norme europee in materia di etichettatura
dei prodotti.
Nella lista vi sono prodotti di grande consumo, distribuiti da gruppi nazionali
ed internazionali.
Purtroppo gli OGM entrano nella catena alimentare attraverso i mangimi animali e
molti di questi sono composti di mais, colza e soia geneticamente manipolati per
aumentare la produttività.
Al
contrario di Stati Uniti, Canada ed Israele, in Europa, da Luglio 2002, esiste
l’obbligo di dichiarare sull’etichetta i prodotti che contengono più dello 0,5%
di OGM autorizzati. Una specie di carta di identità del prodotto.
Ovviamente questo provvedimento recente non è stato gradito dalle lobby del
calibro di Netslè, Unilever, Kraft, Monsanto, Syngenta, Dupont, e Aventis-Bayer.
Questa guerra va avanti da diversi anni ed ha coinvolto il movimento No
global fin dal 1° vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che si
svolse a Seattle nel 1999.
Anche in Italia è in corso la contestazione degli OGM . Sono stati presi di
mira i magazzini di semi di soia e le analisi hanno confermato la presenza di
OGM. Le associazioni più importanti fanno fronte comune per obbligare le
multinazionali ad informare correttamente i consumatori.
Ciò
che è deprecabile in questa situazione è la mancanza di chiarezza. Ancora una
volta le industrie sprecano miliardi nel promuovere i loro prodotti attraverso
le TV i giornali e qualsiasi altro canale possibile, limitandosi ad un messaggio
ripetitivo ed asfissiante, come se il consumatore fosse un bambino stupidello
che in qualche modo bisogna condizionare.
Purtroppo sembra che la pubblicità voglia condizionare e non informare. I
consumatori vorrebbero essere informati.
Le
associazioni hanno uno grossa responsabilità in quanto devono ancora
guadagnarsi questo spazio tra industria e consumatori.
Un
messaggio pubblicitario non può che essere di parte e quindi nella migliore
delle ipotesi nasconde una caratteristica negativa di un prodotto, evitando
opportunamente di parlarne.
Un’associazione dei consumatori dovrebbe farsi carico di informare correttamente
senza impostare crociate populiste.
Gli
organi di controllo dovrebbero prendere in seria considerazione le denunce delle
associazioni dei consumatori, sulla base di regole precise. Fortunatamente la
Comunità Europea è in grado di emettere norme e regole sopra le parti anche
perché i membri stanno scoprendo gradualmente che la concorrenza non è in casa,
ma viene da lontano: USA, Giappone, Asia.
Dal
punto di vista scientifico non è dimostrato che le biotecnologie sono dannose,
al contrario in alcuni casi è dimostrato che possono combattere alcune malattie,
oltre alla fame nel mondo grazie alla maggiore produttività.
Nel
2001, le aree coltivate a OGM è stata di oltre 50 milioni di ettari, per la
maggior parte negli Stati Uniti (70%), Canada ed Argentina.
Il
Nord America spinge per l’accoglienza delle biotecnologie, ma l’Unione Europea
ha posto dei vincoli che hanno frenato lo sviluppo di tali industrie.
Comunque, proprio mentre l’Europa proibiva l’utilizzo di farine animali a
seguito dello scandalo Mucca Pazza, la soia (principale prodotto transgenico) è
diventata la principale fonte proteica per gli allevamenti. Ironia della sorte,
la soia viene quasi interamente importata dagli Stati Uniti e Canada.
L’ambiente scientifico sembra in contraddizione: da un lato promuove i cibi
transgenici e dall’altro boccia il sistema dei controlli.
Il
professore Cannella, ordinario di Scienze dell’Alimentazione dell’Università La
Sapienza di Roma sostiene che “Non esiste alcuna ricerca
in cui si sostenga che gli alimenti OGM siano nocivi e favoriscano l’insorgere
di nuove allergie o intolleranze. E’ invece una frontiera interessante che la
scienza deve approfondire, ma con garanzie diverse. Lo Stato e il settore
pubblico devono tornare a fare ricerca, sperimentazioni, controlli. Ma in
Italia, oggi, è tutto bloccato. Non si possono lasciare i controlli in mano
alle imprese. Quindi sì agli alimenti con etichette chiare , dopo seri controlli
pubblici e a patto che si rispetti l’ambiente e non si favorisca una maggiore
contaminazione ambientale.”
Il
problema degli OGM è solo al suo inizio. Bisogna conciliare la fame nel mondo
con la sete di guadagni delle multinazionali.
Chi
ci può salvare dalle contaminazioni di massa ?
Dopo
l’ 11 Settembre è cresciuta notevolmente la sensibilità verso le contaminazioni
chimiche ad opera dei terroristi.
Ma
una multinazionale che , con tutte le autorizzazioni del caso, se scopre che ci
sta avvelenando e non lo ammette, per suoi sporchi interessi, perchè non
assimilarla ad un’associazione terroristica ? |