Holistic Management
La società moderna
impone ritmi e comportamenti molto discutibili, arrivando perfino a far
travisare lo scopo della propria esistenza a molti manager. La civiltà
contadina, invece, non ha mai avuto di questi problemi, anzi è stata sempre un
modello di saggezza pur nella modesta conduzione del proprio podere, in sintonia
con la famiglia, gli animali e l’ambiente. Negli ultimi decenni, anche le
comunità rurali hanno avuto i loro problemi finanziari, travolte dal consumismo
e dalle gabelle imposte dai vari organismi bisognosi di far quadrare i loro
conti. La maggior parte dei grandi agricoltori, ed in particolare gli
allevatori, avvertendo per primi il paradosso della produzione ad ogni costo, si
sono ravveduti ed i più accorti hanno adottato una filosofia di vita che mette
al primo posto le persone, gli animali e l’ambiente. Ogni loro decisione è
condizionata alla valutazione del suo impatto su persone e ambiente, a breve e
lungo termine. Parte di tale “saggezza contadina” è stata raccolta in un codice
di comportamento diffuso con il nome di “Holistic
Management” da Allan Savory.
Si tratta di un
processo che considera simultaneamente l’impatto ecologico, economico e sociale
delle decisioni prima della loro implementazione, senza trascurare il ritorno
degli investimenti.
In pratica, il processo
fissa delle mete (Goal), prende delle decisioni ed analizza la sua integrazione
con i fattori sociali, ecologici ed economici.
L’approccio sposta
l’attenzione dalla produzione alle persone, con particolare cura alla
salvaguardia dell’ambiente, considerato la fonte principale della creazione del
valore.
Una definizione più formale è la seguente:
“L’Holistic Management è uno schema di riferimento per aiutare gli Executive ed
i Manager a prendere decisioni accettabili da un punto di vista ambientale,
sociale e finanziario e che può produrre cambiamenti positivi e sostenibili.
L’HM impatta molti aspetti chiave del business, compreso la scelta delle
priorità, l’identificazione delle radici o cause sistemiche dei problemi, la
produttività ed il controllo dei costi. HM enfatizza il coinvolgimento delle
persone a tutti i livelli di una organizzazione per fornire input e impegni
critici per realizzare cambiamenti di lungo periodo.”
(fonte: PM Network del PMI di
settembre 2004)
L’approccio olistico è
stato definito sotto forma di metodologia da
Allan Savory, nativo dello Zimbawe, fondatore del
Savory Center, con sede ad Albunquerque (Nuovo Messico). Allan
Savory è stato recentemente insignito dell’International
Banksia Award, un prestigioso premio australiano, assegnato ogni anno
a personalità che hanno dato un contributo significativo al miglioramento
dell’ambiente a livello globale. La motivazione del premio è stata:
“Allan
Savory has developed what is widely believed to be an entirely new
decision-making framework through which all people, regardless of their
location, industry or circumstances, can make decisions that are simultaneously
environmentally, socially and financially sound in both the short and long
term--Holistic Management. In short, Holistic Management appears to be a way
of putting people back in control of their destinies and restoring a sense of
direction in tough times. Many thousands of families and businesses around
the world are now successfully using the new framework to radically improve the
quality of their lives while simultaneously regenerating the resource base that
sustains them.”
(fonte:www.holistimanagement.org)
Secondo
Allan Savory, in molte parti del mondo la biodiversità è in calo, le aziende
agricole hanno problemi finanziari e le città generano povertà di massa. Dove si
ha successo, spesso il successo è effimero, perché porta risultati finanziari a
breve, ma grandi danni ambientali a lungo termine. L’intuizione di Allan Savory
è stata frutto della considerazione che il degrado o il miglioramento sono
frutto di singole decisioni, perciò bisogna concentrarsi sulle decisioni e non
sul modo di produrre. Il processo decisionale deve tener conto delle conseguenze
finanziarie, ecologiche e sociali nel breve e nel lungo termine. In agricoltura
vi sono quattro fattori chiave da aggiungere al processo decisionale:
- una nuova attenzione al ruolo delle stagioni sulla
qualità dei prati per il pascolo
- a comprensione del ruolo dei predatori per la
salvaguardia dei pascoli delle fattorie
- maggiore attenzione ai tempi del processo biologico ed
in particolare della ricrescita delle piante dopo che gli animali le hanno in
parte divorate
- il concetto che la natura funziona, e che può essere
gestita complessivamente e non per settori.
Il modello di
riferimento ideato da Allan Savory è il seguente:

(fonte:www.holistimanagement.org)
Gli
elementi base del modello sono:
Gli studiosi osservano
che almeno 20 civiltà del passatosi sono auto-distrutte con le loro decisioni.
Le persone hanno la tendenza a spendere quanto guadagnano e le aziende,
analogamente, tendono ad impegnarsi in costi vicini se non superiori ai ricavi
previsti.
Tutti gli sforzi umani,
le economie, e la vita si fondano sui materiali di base che ci fornisce
l’ecosistema: pianeta e atmosfera. Anche le singole persone hanno poco potere
di influenzare l’ambiente direttamente, mentre le loro decisioni cumulative
avranno grande impatto su di esso, perciò ogni decisione andrebbe esaminata
attentamente prima di essere adottata.
Le persone impegnate in
agricoltura, pesca o foreste sono coinvolte nello stesso business:
catturare, accumulare e vendere la luce del sole,
una fonte rinnovabile di energia, una ricchezza che rappresenta il carburante di
tutti i processi dell’ecosistema. La luce del sole fornisce prosperità alle
aziende agricole, ed è la maggiore fonte di ricchezza che sostiene le città.
L’agricoltura è ancora l’industria chiave del mondo.
La rappresentazione
grafica dei quattro processi che sostengono l’ecosistema è sufficiente a
mostrarne la portata. I quattro processi codificati da Allan Savory sono:
- Il ciclo dell’acqua
- La luce del sole, colpendo il verde delle piante si trasforma in
carboidrati, i quali costituiscono il cibo e le fibre che sostengono tutti gli
organismi viventi, incluso l’uomo. Le piante fanno parte della biodiversità,
la quale aumentando rende più stabile l’agricoltura, diminuendo conduce alla
desertificazione che significa maggiori costi di produzione e meno profitti.
- Il ciclo dei
minerali - Il ciclo minerale è il movimento dei minerali attraverso
piante, animali ed altri organismi. La velocità di questo ciclo (piante,
animali, suolo)rappresenta la sua efficacia.
- La dinamica delle
comunità - Le comunità naturali tendono a svilupparsi con enorme
complessità, ma con lo scopo di stabilizzarsi. Dove l’attività biologica è più
bassa lo sviluppo avviene in tempi molto più lunghi. Quando gli umani riducono
la complessità impiantando delle monoculture, essi contrastano i principi
della natura, mantenendoli in modo innaturale e temporaneamente. Come
componenti della natura, gli umani non possono sfuggire a questo principio più
degli altri organismi.
- Il flusso
dell’energia - Quasi tutte le forme di vita necessitano
dell’energia che quotidianamente proviene dal sole. La conversione di questa
energia solare in forme utilizzabili avviene attraverso le piante. Perciò le
piante formano la base della piramide dell’energia. L’energia passa dalle
piante a coloro che le mangiano e poi ai predatori, incluso l’uomo, e poi ad
altri predatori. L’energia viene poi dispersa ovunque sotto forma di calore,
infatti non costituisce un ciclo, ma entra nell’ecosistema finché ce n’è
disponibile.
a) Il ciclo dell’acqua

b) Il ciclo dei minerali

c)
la dinamica delle comunità

d)
il flusso dell’energia

(fonte:
www.holistimanagement.org)
A) Come porsi gli obiettivi - I propositi umani, da sempre, determinano le
azioni: Quando gli obiettivi sono stati raggiunti, spesso, a lungo termine
emergono i danni dovuti ad altri fattori non considerati. Ciò che realmente
serviva era un obiettivo (GOAL) che raccogliesse i bisogni, il valore umano, il
valore economico e l’impatto ambientale, per l’immediato e per il lungo
termine, il nostro futuro.
Il
primo passo della definizione degli obiettivi è considerare l’insieme da
gestire: chi deve prendere la decisione, le risorse disponibili, ed il denaro
che possono avere o generare. Tutti i decision
maker, nessuno escluso, formano l’obiettivo olistico.
Gli
aspetti da valutare, nel seguente ordine, sono:
-
Qualità della vita – ciò che
le persone appartenenti al particolare gruppo vogliono realizzare insieme,
sulla base di ciò che valutano migliore;
-
Forma di produzione – ciò che bisogna
produrre per creare la qualità di vita immaginata e per realizzare il
business;
-
Risorse future – come devono essere le
risorse di base del futuro per sostenere veramente le forme di produzione
identificate.
B) Verifica delle decisioni - Sono
sensibili economicamente, ambientalmente e socialmente? La decisione deve essere
valida per il breve e per il lungo termine. Esse possono essere verificate con
sette semplici domande:
1.
Causa ed effetto – l’azione indirizza la radice
della causa del problema?
2.
Legami
deboli
-
Sociali – Abbiamo considerato la confusione e
l’opposizione che l’azione potrebbero incontrare nelle persone nel breve e
nel lungo periodo?
-
Biologici – Abbiamo considerato il punto più
debole nel ciclo di vita dell’organismo interessato al cambiamento che
genera l’azione?
-
Finanziari – Questa azione rinforza l’anello
più debole nella catena di produzione?
3.
Reazioni marginali – In presenza di più azioni,
quale di queste fornisce il maggiore ritorno in termini di obiettivi olistici
per il tempo ed il denaro speso?
4.
Analisi del profitto – In presenza di più
imprese, quale di queste fornisce il maggior margine?
5.
Fonte ed utilizzo di energia e denaro – Il
denaro o l’energia da impiegare nell’azione proviene dalla fonte più appropriata
rispetto ai nostri obiettivi olistici?
6.
Sostenibilità – Se intraprendiamo questa
azione, ci porta verso le future risorse di base descritte nei nostri obiettivi
olistici?
7.
Società e cultura – Considerando tutte le
domande e i nostri obiettivi olistici, cosa pensiamo adesso dell’azione?
Il test così concepito dovrebbe richiedere minuti
e non ore ed una volta assimilato come metodo dovrebbe diventare un fatto
inconscio: cultura aziendale o stile di vita.
C) Tecniche di pianificazione – Le tre
aree che necessitano di tecniche di pianificazione diverse da quelle
convenzionali sono:
|
1.
Il piano finanziario annuale
- La differenza dai piani finanziari convenzionali consiste nel fatto che
il profitto viene determinato all’inizio. Determinato il profitto
desiderato, si pianificano le spese. Quando si pianificano le spese, per
prima cosa si impegna il denaro per le spese che generano ricchezza, cioè
quelle spese che ti portano più velocemente verso il tuo obiettivo olistico.
La pianificazione è stata preceduta dal test della decisione per la
compatibilità con gli aspetti sociali, economici e ambientali. |
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2.
La disposizione di
infrastrutture e dispositivi
- se l’insieme da governare comprende enormi
terreni, pascoli, recinti, strade, acqua, depositi, devi assicurarti quali
infrastrutture bisogna effettivamente realizzare o semplicemente mantenere.
Ciò richiede una seria pianificazione e le opportunità per contenere i costi
sono immense. |
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3.
La pianificazione del pascolo
degli animali – portare gli
animali al posto giusto al momento giusto e per al giusta ragione. Definire
lo spostamento delle mandrie in base alle precipitazioni ed alle stagioni in
modo da consentire la ricrescita del foraggio per la stagione successiva. In
pratica metter in atto la transumanza
dei pastori. |
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D) Monitorare le variazioni biologiche - Con al crescente comprensione
della incredibile complessità della natura e dell’ecosistema, bisogna avere
l’attitudine ad assumere che potresti sempre essere in errore, anche in presenza
di decisioni che hanno superato tutti i test. Qualunque strumento si utilizzi,
bisognerà determinare con quale criterio valutare i parametri che possono
produrre cambiamenti o avvisaglie di situazioni critiche. Bisogna sempre avere
chiaro ciò che si vuole ottenere e chiedersi: se ciò non accade, qual è il
miglior momento per accorgersene? Quello è il momento da monitorare.
Questo è il contesto in cui è nato la filosofia dell’Holistic Management. Si
tratta solo di concetti semplici e di buon senso, che se estesi a qualsiasi
ambiente industriale possono portare, analogamente, grossi benefici.
Alla
luce dei principi dell’Holistic Management, sembrerebbe che nei settori diversi
dall’agricoltura, siano stati trascurati l’elemento umano e l’ambiente. Non è
proprio così, ma si potrebbe fare meglio.
Anche
i processi di Project Management più sofisticati non possono prescindere dalla
qualità delle persone, incluso il comportamento del Management.
Daniel Goleman
nel saggio Essere Leader afferma:
“I grandi leader sanno scuoterci.
Accendono il nostro entusiasmo e animano quanto di meglio c’è in noi. Quando
cerchiamo il segreto della loro efficacia, parliamo di strategia, lungimiranza,
carica ideale. In realtà, però, la grandezza di una leadership si fonda su
qualcosa di molto primitivo: la capacità di far leva sulle emozioni.
Non importa se
si tratta di elaborare una strategia o di mobilitare un gruppo di collaboratori:
a prescindere dall’intento, il successo di un leader dipende da come egli
agisce. Per quanto possa eseguire tutto il resto alla perfezione, se poi
fallisce nel compito di orientare le emozioni nella giusta direzione, nulla di
quanto avrà intrapreso funzionerà come avrebbe dovuto o potuto.”
Goleman
definisce 6 stili di management:
1. Visionario
– spinge le persone verso un ideale comune in un clima fortemente positivo.
2. Coach
– stabilisce un collegamento fra le aspirazioni del singolo e gli obiettivi
dell’organizzazione in un clima altamente positivo.
3. Affiliativo
– crea armonia favorendo le relazioni interpersonali in un clima positivo.
4. Democratico
– valorizza l’apporto dei singoli e crea coinvolgimento attraverso la
partecipazione in un clima positivo.
5. Battistrada
– raggiunge obiettivi stimolanti ed entusiasmanti. Poiché spesso viene usato in
modo maldestro crea un clima altamente negativo.
6. Autoritario
- dà direttive chiare in situazioni di emergenza, placando eventuali timori.
Poiché spesso viene usto a sproposito crea un clima altamente negativo.
Lo stile manageriale determina la bontà delle
relazioni interpersonali che si instaurano nell’ambiente di lavoro e quindi in
ultima analisi la cultura aziendale che permea i gruppi di lavoro. Mentre i
primi quattro stili creano risonanza, gli ultimi due creano dissonanza
e vanno usati con la massima cautela, solo in circostanze particolari.
La risonanza è la capacità di un leader di
orientare le emozioni altrui in senso positivo, facendo emergere il meglio di
ognuno. La dissonanza è l’opposto. Il vero leader influenza il
gruppo in qualsiasi circostanza con il suo atteggiamento – con quello che fa e
come lo fa. Tale influenza viene assimilata dal cervello umano, senza averne una
percezione diretta.
Le influenze reciproche tra i membri di un gruppo
creano l’umore prevalente di un ambiente, mentre il capo può condizionare più di
tutti, anche senza essere fisicamente presente.
In un certo senso, il leader fissa lo standard
emotivo del gruppo. Il leader elargisce o nega lodi, critica in modo
costruttivo o devastante, offre il proprio sostegno o chiude gli occhi di fronte
alle difficoltà altrui, mette in luce o ignora il contributo di ognuno, concede
o nega l’autonomia necessaria a svolgere bene il proprio lavoro.
Le
migliori metodologie, tra queste anche TenStep, raccomandano la massima
attenzione ai rapporti interpersonali, al rispetto dell’individuo, alla
trasparenza ed alla comunicazione in particolare.
L’Holistic
Management trova terreno fertile in presenza di un management aperto e
disponibile a considerare l’opinione dei suoi collaboratori, con la stessa
attenzione al profitto, se non maggiore.
PM Network (*)
di Settembre 2004, ha addirittura dedicato la sua copertina all’Holistic
Management con un articolo molto efficace di Tim
Solinger, dal titolo “The Hole Works”.
L’autore sostiene che “L’HM offre alle aziende un
approccio sistematico comune per massimizzare le risorse esistenti e per
garantire un futuro sostenibile”.
Nelle
imprese manifatturiere e di servizi, l’Holistic Management si concentra su
tecnologie, processi, procedure e risorse umane. I Project Manager, che ne
hanno adottato la filosofia, cercano di identificare le variazioni chiave da
ridurre per migliorare l’efficienza.
Quando si definiscono le
strategie, l’alto management dovrebbe concentrarsi principalmente sull’elemento
umano, lavorando con gli addetti a tutti i livelli, in modo da ottenere il
sostegno delle nuove iniziative e delle attività che en conseguono.
I Project Manager
dovrebbero facilitare le trasformazioni, migliorando i processi quotidiani con
la loro partecipazione diretta al dibattito sulle decisioni e sui piani di
implementazione, controllando il progresso di ogni attività.
Tutti i manager
dovrebbero condividere le strategie aziendali, invece di ubbidire bovinamente a
delle direttive. Il consenso tra il management intermedio si crea con il
dialogo, sotto varie forme: workshop, swapshop, seminari, riunioni, incontri
alla macchinetta del caffè, etc. In queste occasioni, porgendo agli addetti una
informazione della direzione, si deve contestualmente raccogliere anche il loro
parere e tenerne conto in fase di valutazione delle soluzioni alternative.
Se in agricoltura, per
migliorare la produzione si tiene conto delle esigenze stagionali degli animali
(pascoli, qualità di erba e acqua, piogge, venti, situazione climatica, etc.),
perché nell’industria o nei servizi non dovremmo considerare il parere di chi
deve realizzare un prodotto o un servizio?
Una volta stabilito il
giusto equilibrio tra direzione ed addetti, tutti i manager potrebbero dedicarsi
al miglioramento dei processi a beneficio di tutta l’organizzazione.
In questo modo per
qualsiasi tipo di inefficienza si potrebbe arrivare alla causa del problema –
senza fermarsi al sintomo come spesso avviene.
Prendendo a prestito un
aneddoto dalla metodologia TenStep, sappiamo che:
Un
grande capo fabbrica cammina lungo la linea di assemblaggio e nota una
macchia d'acqua sul pavimento. Sapendo che
l'acqua è un rischio per la sicurezza, chiede al supervisore di incaricare
qualcuno di pulire e raccogliere con una scopa la macchia d'acqua. Il grande
capo è convinto di aver eliminato un potenziale problema di sicurezza. Il
supervisore del reparto cerca, invece, l’origine della causa chiedendosi
qualche "perchè?". Egli scopre che la macchia d'acqua è stata causata
da una perdita in un tubo sovrastante. Egli si chiede di nuovo "perchè?" ,
e scopre che il tubo perde perchè la pressione dell'acqua è troppo alta. Si
chiede ancora "perché?" e scopre che è rotta la valvola della pressione.
Si chiede ancora "perchè" ma non trova altre risposte. Così, alla fine,
viene sostituita una semplice valvola,
risolvendo definitivamente il sintomo dell'acqua sul pavimento della fabbrica.
Anche per problemi più
seri, ci si ferma spesso al sintomo perché non ci sono stimoli a cercare
soluzione a lungo termine. Individuata la causa di un problema si devono
coinvolgere gli addetti per trovare una soluzione.
Non necessariamente deve
essere adottata la migliore soluzione, è sufficiente adottare quella più gradita
agli addetti, i quali, aumentando la fiducia in se stessi, autonomamente
proporranno la migliore soluzione in momenti successivi. Si tratta semplicemente
di creare il coinvolgimento di tutti, niente di più.
L’Holistic Management
concepisce un management molto democratico, con rispetto dell’ambiente e delle
persone e con una forte propensione al dialogo. Ad esempio, se un impiegato
presenta un problema, il capo, anziché uscirsene con un: “va
bene, adesso ci penso io” farebbe meglio a chiedere subito: “cosa
pensi che dovremmo fare?” oppure “tu
come faresti?”. Anche se l’addetto non ha una risposta immediata,
sicuramente gradisce il fatto di essere stato considerato e continua a lavorare
per trovare una soluzione valida.
In sostanza il
management dovrebbe fare maggior uso del cervello dei propri collaboratori,
evitando di farsi carico di ogni decisione , specialmente quelle banali in aree
di esclusiva competenza degli addetti. L’impiegato non coinvolto, finisce con il
limitarsi alla mera esecuzione dei suoi compiti, al rispetto scrupoloso delle
istruzioni ricevute, senza alcuna critica, pur essendo l’attore principale di
quel processo. Invitando gli addetti a partecipare alla valutazione di ogni
alternativa, anche l’ultimo degli impiegati, a volte, può fornire un contributo
prezioso. Vale la pena ricordare che per l’Holistic Management
“l’insieme è maggiore della somma delle singole
parti”.
Altro fattore critico di
successo dell’Holistic Management è la continua ricerca di azioni di
miglioramento. I processi possono essere migliorati solo se monitorati rispetto
ad un valore di riferimento. L’approccio più semplice è: misurare,
diagnosticare, attuare i miglioramenti approvati e misurare di nuovo.
La filosofia dell’HM è
ascoltare le persone a tutti i livelli, l’unico modo per prevedere buoni
risultati a lunga scadenza. Non bisogna farsi tentare dai facili risultati a
breve, ma sviluppare sempre una visione a lungo termine. Soltanto le persone
possono aiutare ad avere questa visione e molto spesso coincide anche con la
migliore soluzione. E’ il caso di ricordarsi delle differenza tra tattica e
strategia.
L’Holistic
Management è una filosofia che può produrre enormi miglioramenti dell’ambiente
di lavoro, dei risultati di produzione e della realizzazione dei progetti in
base a budget, tempi e qualità. Quindi è un utile strumento per aumentare il
profitto, scopo principale di qualsiasi impresa, con un occhio di riguardo anche
all’ambiente ed al nostro futuro.
L’HM è
sicuramente un ottimo complemento al Project Management e non un’alternativa. Le
tecniche di controllo sono necessarie per assolvere alle proprie responsabilità
nei confronti degli stakeholder, ma ciò non esclude la considerazione
dell’impatto delle decisioni su persone e ambiente a lungo termine.
L’HM è
un approccio da applicare in modo trasversale, su progetti di qualsiasi
dimensione ed in qualsiasi contesto. Possiamo dire che in generale è una
filosofia di vita per sostenere qualsiasi iniziativa futura.
I tre
passi fondamentali a livello organizzativo o di progetto sono:
-
Sviluppare una visione comune - concentrandosi sull’elemento umano.
Conoscere dove si vuole andare non è sufficiente. I capi devono sviluppare
l’attitudine a dare supporto, a credere nel prossimo, a fare delle assunzioni
e a stabilire le interazioni per riuscirci.
-
Disegnare nuovi processi – I capi devono studiare i processi
esistenti per identificare i problemi tendenziali, specialmente quelli che, se
rimossi in tempo, possono migliorare l’efficienza. Bisogna concentrarsi sulla
causa dei problemi e non sul sintomo.
-
Implementare i nuovi processi e monitorare le prestazioni. I capi
devono identificare ciò che funziona e ciò che non va, per garantire lo
sviluppo sostenibile a lungo termine.
(Fonte:
PM Network è una
Rivista mensile del PMI)
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