Il filosofo Tullio Gregory afferma che "Il bel vivere è una condizione
individuale dello spirito in cui l'aspetto materiale non è assolutamente
secondario, ma convive con quello spirituale. Sono le vibrazioni provocate su
ognuno dal cibo, dall'arte, dai libri, da tutto quanto è in grado di sollecitare
i sensi. E ciascuno vive queste emozioni in maniera soggettiva."
In Ferrari
- "Nell'azienda di Maranello il bel vivere è perseguito nella quotidianità del
lavoro, a partire dai luoghi in cui le auto da sogno vengono progettate e
costruite. Il centro di ricerche disegnato da Massimiliano FKsas, la galleria
del vento di Renzo Piano e il reparto verniciatura di Marco Visconti sono
contenitori davvero speciali di quella che viene definita
"Formula uomo": il tecnico e l'operaio, vivono
fianco a fianco con Michael Schumacher e Rubens Barrichello e ricevono le stesse
attenzioni"
G. Agnelli - "L'avvocato Giovanni Agnelli,
racconta la moglie Marella Caracciolo, negli ultimi anni della sua esistenza
aveva eletto a suo buen retiro il giardino della casa in Corsica. In questo
posto magico, costellato di fiori preziosi scelti uno ad uno da donna Marella,
l'Avvocato trovava quelle sensazioni che la Costa Azzurra, racconta la moglie,
non gli dava più. In Francia ultimamente Gianni si
annoiava."
I due esempi rendono praticamente chiaro il concetto che ribadisce più avanti
Michele di Grecia "Il denaro è secondario, conta di più
la qualità del tempo libero e le scelte che si fanno."
Ma se torniamo con i piedi per terra, devo citare un articolo di Andrea Pezzi,
apparso su "Il sole 24 Ore". Il titolo è già una promessa:
"Nelle imprese di successo l'uomo gioca con il lavoro".
L'articolo ad un cero punto dice: "...Mi piace
pensare alla gestione aziendale come ad un gioco di ruolo basato su di una
complicità non emotiva. In tutte le aziende di successo che ho conosciuto ho
sempre notato che attorno al capo esposto si uniscono dei fedeli vassalli. La
storia della drammaturgia mondiale spesso rappresenta il tradimento del
subalterno frustrato e invidioso, che finisce quasi sempre per rivelarsi infido
e pericoloso. Come sempre anche in questo caso la variabile fondamentale è la
maturità esistenziale del management. Solo accettando che il lavoro è un gioco,
ovvero cercando nella dimensione privata o meglio ancora individuale un proprio
equilibrio, è possibile divertirsi, produrre e addirittura vincere.
Anche il mobbing va considerato come variabile del
gioco: parlare di pressione inumana nei confronti dei dipendenti è possibile
solo se si accetta che la vita di un uomo è il suo lavoro. In questo senso
andrebbe anche rivisto il tema della responsabilità sociale d'impresa, idea
attraverso la quale si tende a rendere sempre più umana e sociale l'azienda.
Ora, un'azienda difficilmente potrà diventare
"umana", mentre è molto più auspicabile e concreto sperare che gli uomini di
un'azienda vengano formati fino a diventare persone capaci di giocare oltre i
turbamenti infantili di chi cerca nell'azienda ciò che da solo non sa trovare.
Come dire: se un'azienda non
può diventare umana, gli uomini possono diventare aziende. Nella
speculazione filosofica, da sempre e per sempre, il più grande (l'uomo) contiene
il più piccolo (l'azienda)."
I due esempi di bel vivere citati passano alla storia come casi particolari di
capacità imprenditoriale o di ricchezza personale, dove si può anche arrivare ad
annoiarsi in Costa Azzurra. Le parole di Andrea Pezzi, invece, sembrano vita
vissuta, fatti di ogni giorno ed esposti in così poche righe sono anche un
capolavoro di letteratura da aggiungere alla disciplina del Project Management.