Le Contraddizioni della Sicurezza
Il project management è alla
ricerca della sicurezza dei risultati, del ritorno degli investimenti, del buon
esito di una scommessa. la sicurezza è un'insieme di sovrastrutture necessarie
ad agevolare il raggiungimento degli obiettivi.
Nel suo primo progetto Dio
aveva pensato di regalarci una vita di contemplazione, ma Eva ed il serpente
compromisero tale incantesimo, perciò non solo continueremo a pagare le
conseguenze di quel gesto, ma bisogna guardarsi ogni giorno dagli innumerevoli
serpenti sugli alberi di meli. Quelle che seguono
sono semplici considerazioni a seguito di banali coinvolgimenti nel
perseguimento degli obiettivi di progetto per conto dei committenti.
Scrivere un trattato sulla
sicurezza sarebbe un'impresa enorme e forse una raccolta di cose già sentite,
perciò qui ci limitiamo a denunciare le contraddizioni di alcuni tentativi di
analizzare seriamente il problema sicurezza.
Troppi docenti denunciano il
bisogno di sicurezza, presentano analisi sui rischi che si corrono senza un
sistema di sicurezza, evidenziano le debolezze del lavoro di altri docenti, ma
nessuno è in grado di presentare una proposta concreta.
Tutti cercano di dare
l'impressione di sapere, ma nessuno intende coinvolgersi seriamente, senza una
adeguata remunerazione per effettuare qualche studio, lasciando comunque la
realizzazione ad altri.
Intanto proliferano le aziende
familiari che si definiscono esperte di sicurezza e quindi in grado di fornire
consulenza sulla sicurezza, mischiando: Salute sul posto di lavoro (626),
Legge sulla privacy (275), Protezione dei dati, Continuità in caso di disastro.
Molte di queste piccole
società si consorziano, acquisendo certificazioni e proponendo alle imprese di
certificarsi in termini di imprese, prodotti e professionisti. Onestamente,
bisogna riconoscere che, in un mercato in crisi, la vendita di servizi
informatici deve percorrere tutte le strade. Però, per onestà professionale ciò
non dovrebbe sfociare nel terrorismo o peggio ancora nel lobbismo attraverso la
creazione artificiosa di professionalità certificate all’ultimo minuto.
Il
problema della sicurezza è molto complesso ed è stato sempre tenuto nella
giusta considerazione in funzione delle esposizioni che determinavano le
tecnologie del momento.
Coloro che si sono occupati di
informatica nell’ultimo trentennio, dalla meccanografia ai servizi in tempo
reale, non avevano certo l’anello al naso. Forse, gli informatici dell’ultimo
trentennio hanno sempre avuto il controllo del sistema che gestivano, perciò
hanno potuto concentrarsi sull’evoluzione dei prodotti, garantendo integrità,
riservatezza e disponibilità dei dati, praticamente la sicurezza informatica.
Altra cosa è la sicurezza fuori
dai confini dell'informatica, da ricondurre ad un progetto e quindi trattare
esattamente come la costruzione di un ponte, di una diga o di un'applicazione
software.
Purtroppo con Internet, sono
saltate tutte le precauzioni adottate fino a qualche anno fa dagli informatici.
Il mercato è stato invaso da un esercito di nuovi professionisti del WEB: la
maggior parte ragazzi consumati navigatori. Alcuni hanno anche fatto fortuna, ma
la maggior parte di loro sono rimasti ai giochi, cioè al punto di partenza.
Che
tutto è diventato semplice è un'illusione, in realtà tutto è diventato soltanto
più veloce. Gli stessi ragazzi prodigio non hanno avuto il tempo di apprendere
le basi elementari dell’informatica, perciò la maggior parte di loro sono
entrati in crisi e i più in gamba stanno rivalutando giustamente l’esperienza
maturata negli ultimi trenta anni da chi li ha preceduti.
Nel corso degli ultimi anni 90
sembrava che un professionista prudente, abituato a risolvere ogni incertezza
prima di rilasciare un’applicazione informatica, se dimostrava la stessa
cautela nell’approcciare l’utilizzo di Internet in azienda, era automaticamente
da considerare obsoleto, non in linea con i tempi. Se poi aveva anche una
cinquantina di anni era da escludere perchè non avrebbe potuto recuperare
il gap creato dai ragazzi prodigio dell'ultima ora.
Ancora oggi dobbiamo dobbiamo
convivere con la più classica delle contraddizioni:
chi sa
fa, chi non sa insegna, gli altri certificano.
La sicurezza informatica non
merita il primo piano, perché dovrebbe essere insita nei prodotti, nei processi
e nelle organizzazioni messe in piedi da persone razionali.
E'
molto più stimolante parlare della sicurezza del genere umano in qualsiasi
ambito, anche se spesso tale sicurezza viene compromessa proprio
dall’incompetenza in campo informatico.
La sicurezza
è un sogno e come tale non esiste. Il sogno è la soluzione immaginaria di un
fatto e finché resta nella fantasia è una cosa possibile, ma ancora non vera.
Non appena gli eventi presentano la faccia contraria dei sogni, appare
amaramente la triste realtà in cui ci siamo cacciati ed il sogno svanisce.
Il sogno presuppone una
speranza ed il coraggio di tentare, ma nessuno ha il diritto di spacciarlo per
una promessa, un progetto realizzabile, fino a quando qualcuno non ha deciso di
rischiare, investendo delle risorse e del tempo. La sicurezza come sogno
rispetta questo principio, perciò chi promette la sicurezza in qualsiasi ambito,
mente, sapendo di mentire.
La sicurezza non trova posto
neanche nei vocabolari. Infatti alla voce “sicurezza” tutti i vocabolari
ti rimandano ad una serie di accoppiate della stessa parola con aggettivi come:
sociale, pubblica, del lavoro, informatica, ………
Quindi la sicurezza è più un
concetto astratto da coniugare di volta in volta proporzionatamente a ciò che si
deve proteggere, assicurare, garantire. Per questo, diventa difficile anche
parlare di sicurezza, perché qualsiasi discorso è parziale e quindi suscettibile
di risultare inadeguato al primo scontro con la realtà. Inoltre, per non essere
banali bisogna circoscrivere attentamente l’ambito nel quale si applica il
discorso per essere efficaci, esponendo un problema e la relativa proposta di
soluzione.
Per esempio, dire che Internet
non è sicuro, continuando a navigarvi giorno e notte da parte di milioni di
utenti significa prendersi in giro. Forse, qualcuno ama il rischio, ma cosa può
fare un cittadino medio, stuzzicato in tutte le maniere ad utilizzare
Internet, inizialmente per cose banali e a breve per qualsiasi pratica?
Pensiamo alla
spinta dei progetti di e-government, di Home-Banking, di
e-commerce in genere.
Su questi
progetti gli addetti ai lavori ancora non sanno come proteggere i committenti,
figuriamoci se sono in grado di garantire la sicurezza degli utenti.
La realtà dei fatti alla data (febbraio
2003) è veramente triste. I media ogni istante ci ricordano che sta per
scoppiare una guerra mondiale contro l’Iraq, l’economia è depressa per l’ansia
che genera la guerra annunciata e per i danni che ha prodotto l’illusione del
miracolo economico della new economy. In questo stato di incertezza, i
sedicenti grandi manager delle principali imprese, non sapendo fare altro,
riducono il personale.
Ne consegue che l’ansia aumenta
ed ogni strato sociale viene assalito da un profondo senso di sfiducia. Questi
fatti sono sfortunatamente molto interconnessi e nessuno, neanche chi pensa di
dominare il gioco, è più in grado di metterli in ordine, tranquillizzando le
popolazioni.
Molti fanno ancora discorsi
campanilistici, nascondendosi che il problema è globale e che gli interessi di
poche persone non lasciano spazio a soluzioni locali. La maggior parte degli
eventi nefasti, determinati dagli interessi di pochi, per caso o per calcolo,
contraddice la premessa degli eventi stessi.
Perciò le misure di sicurezza
risultano inadeguate tutte le volte che non riescono ad impedire un evento
nefasto. Prima di completare l’annuncio di un sistema sicuro, si presenta il
caso per cui bisogna annunciarne uno ancora più sicuro, e poi un altro, e così
via. Ciò dimostra che, in generale, la sicurezza totale non esiste.
Esiste l’arte di realizzare
misure di sicurezza, che è ben altra cosa. L’arte di realizzare misure di
sicurezza, purtroppo, è un business e quindi è soggetto a tutte le regole del
mercato. Sul mercato vi sono operatori di ogni genere: onesti, competenti,
millantatori, disonesti, incompetenti. In momenti di difficoltà, senza
offendere nessuno, sembrano prevalere gli ultimi: millantatori, disonesti,
incompetenti. I problemi ristagnano e l’insicurezza aumenta.
Per questi semplici motivi,
anche gli studi di misure di sicurezza più avanzate rischiano di naufragare di
fronte al continuo taglio della spesa da parte dei grandi manager pubblici e
privati. Ed ecco perché la sicurezza è un sogno e come tale non esiste.
La parola “sicurezza”
rappresenta un concetto astratto e senza l’ausilio di un aggettivo o di un
contesto specifico non è facile definirla.
Infatti anche i vocabolari per definirne il
significato coniugano sempre il termine “sicurezza” con aggettivi o sostantivi
specifici.
Dal vocabolario Zingarelli del 1989
alla voce “sicurezza” risulta:
“Condizione o qualità di chi, di ciò che è sicuro:
la sicurezza del viaggio, della strada; automobile che offre la massima
sicurezza; garantire la sicurezza economica; problemi della sicurezza militare.
Tipici esempi di definizioni di sicurezza sono:
- per maggior sicurezza
- per evitare che si verifichi qualcosa di spiacevole, di dannoso e similari;
- margine, limite di sicurezza
- oltre il quale sussistono reali possibilità di pericolo;
- uscita di sicurezza
– nei locali pubblici, porta che si apre in caso di pericolo per rendere più
celere lo sfollamento;
- serratura di sicurezza
– munita di un dispositivo che ne impedisce il funzionamento se non si usa la
chiave costruita appositamente per tale serratura;
- cassetta di sicurezza
– collocate in camere corazzate, predisposte dalle banche perché i clienti vi
possano riporre gioielli, valori, documenti e similari;
- congegno, dispositivo di sicurezza –
quello che impedisce il funzionamento accidentale o prematuro dei più vari
meccanismi;
- valvola di sicurezza – per impedire lo
scoppi di caldaie e similari;
- fiammifero di sicurezza – che si può
accendere solo sfregandolo su materiale apposito;
- lampada di sicurezza – per minatori,
tale da evitare lo scoppio del grisù;
- vetro di sicurezza – infrangibile,
ottenuto mediante particolari tecniche di lavorazione;
- impianto di sicurezza ferroviaria -
complesso di apparecchiature e segnali atti a garantire la marcia dei treni;
- carico di sicurezza – frazione del
carico di rottura di un dato materiale, rispetto ad una data sollecitazione,
che consente sufficiente stabilità alla struttura;
- grado di sicurezza – rapporto tra il
carico di rottura ed il corrispondente carico di sicurezza;
- misura di sicurezza – provvedimento
applicabile dall’autorità giudiziaria a soggetti che abbiano commesso un reato
e siano socialmente pericolosi.”
Alcuni esempi riportati sembrano datati o
folcloristici, come ad esempio il riferimento alla protezione dei minatori o
alla qualità dei fiammiferi, per descrivere misure precauzionali atte a
scongiurare un danno in determinate circostanze di pericolosità.
Per circoscrivere l’aspetto che si vuole
affrontare in materia di sicurezza sono state coniate infinite definizioni
composte, come:
|
Sicurezza
sociale
|
Complesso delle misure
pubbliche perla protezione dei cittadini, dirette ad evitare che essi
cadano in miseria per mancanza di reddito, nonché a fornire ad essi le
cure mediche necessarie e ad integrare i redditi dei lavoratori con
carichi di famiglia. Si articola in cinque programmi pubblici:
-
pensioni
per invalidità, vecchiaia e superstiti,
-
assistenza in caso di
malattia,
-
assegni familiari,
-
assicurazione contro la
disoccupazione,
-
assicurazione contro
gli infortuni sul lavoro.
L’intervento pubblico in
sicurezza sociale è in discussione nei sistemi post - industriali in
quanto rappresenta la parte preponderante della spesa pubblica.
I programmi della
sicurezza sociale sono universali, cioè si estendono a tutti coloro che
partecipano ai programmi senza riferimento al reddito ed al rischio
individuale e non si concentrano solo a favore di coloro che hanno redditi
inferiori ai minimi soddisfacenti. Di conseguenza l’intervento si limita
al soddisfacimento dei bisogni essenziali. |
|
Sicurezza
pubblica
|
Complesso dei compiti
attribuiti alle autorità preposte:
-
al mantenimento
dell’ordine pubblico,
-
alla sicurezza ed alla
incolumità dei cittadini,
-
alla tutela della
proprietà,
-
al controllo
dell’osservanza delle leggi e dei regolamenti ,
autorità alle quali sono
affidati anche gli interventi di soccorso in caso di pubblici e privati
infortuni.
(dal testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza del 1931) |
|
Sicurezza stradale |
Tutte le misure di in
termini di regole, segnaletica, divieti, sanzioni e protezioni fisiche
sulle strade e sulle autovetture hanno lo scopo di ridurre il rischio di
incidente stradale.
Ecco una forma di
attenzione, basata sulle nuove tecnologie, che ha per obiettivo la
riduzione del rischio di incidente per l’automobilista ed il pedone e che
viene utilizzata in un messaggio pubblicitario: “Le strade
dovrebbero essere sicure anche per chi le attraversa –
Alla Damler Chrysler progettiamo auto pensando ai pedoni. Ecco perché
stiamo mettendo a punto un sistema di riconoscimento intelligente per le
nostre vetture. Lo scopo di questa tecnologia è di individuare eventuali
ostacoli di fronte all’auto e di aiutare chi la guida ad evitarli….”.
Daimler Chrysler. |
Ognuna di queste aree sociali affronta le minacce
insite nei suoi processi, ponendo in essere misure protettive atte a prevenire
il verificarsi di un evento dannoso.
Al contrario di una polizza assicurativa, la quale
trasferisce il danno economico dall’assicurato all’assicuratore, le misure di
sicurezza tendono ad impedire che un evento dannoso si verifichi.
Ad esempio, in automobile, le cinture di sicurezza
sono una misura di sicurezza tendente a limitare il danno fisico in caso di
incidente, mentre una polizza RCA trasferisce dall’assicurato all’assicuratore
l’onere di risarcire economicamente un danneggiato in caso di incidente
automobilistico.
Mentre con una polizza si trasferisce l’onere
economico da un soggetto ad un altro, le misure di sicurezza devono impedire
che si verifichi un evento dannoso o almeno ridurne la portata.
In entrambi i casi si valuta il rischio:
l’assicuratore per determinare il premio da chiedere all’assicurato; il
gestore della sicurezza per determinare l’investimento da effettuare in misure
di sicurezza ed in ultima analisi in premi assicurativi se non ritiene
praticabile l’investimento per il rischio residuo.
Visti gli innumerevoli campi di applicazione del
concetto di sicurezza, occuparsene a tutto campo è praticamente impossibile.
Occorre, invece, affrontare il problema per settore tenendo però presente che
una misura di sicurezza è valida solo se tiene conto di tutti gli aspetti o
circostanze che si possono creare nell’ambito dei processi interessati al
settore.
L’approccio per settore è necessario per la
vastità della problematica, ma è indispensabile disporre di linee guida,
metodologie e standard internazionali che assicurino la validità dell’approccio
stesso.
In questa nuova ottica si stanno muovendo gli enti
preposti a verificare e riconoscere gli standard e presto arriveranno a proporre
strumenti universali che faciliteranno la comprensione del fenomeno alle imprese
ed il compito ai professionisti che si occupano di sicurezza informatica.
Rimanendo ancora ad un livello
generale del concetto di sicurezza, possiamo affermare che per ogni insieme di
persone che cerca di proteggere qualcosa, esiste un altro insieme di persone che
cerca di appropriarsi della stessa cosa. La cosa può essere un oggetto
qualsiasi, un segreto industriale, un quantitativo di denaro, un gioiello,
un’opera d’arte, un’informazione.
La ruota è stata una delle
scoperte più importanti per l’umanità e qualcuno ancora oggi non ne ha
compreso la portata. Sembra che qualcuno la trascini anziché farla rotolare,
ignorando che facendola rotolare richiederebbe meno fatica.
Anch’io da bambino ho avuto
modo di scoprire la mia ruota. Nei primi anni cinquanta, per un bambino, ogni
oggetto che rotolava aveva un grande fascino. Vivevo in un posto dove anche il
rumore aveva un fascino, tanta era la tranquillità o la noia.
Immaginate di avere la
possibilità di smuovere dei massi in cima ad una collina e vedere l’effetto
che producono lasciandoli rotolare giù fino a sentire il tonfo in un ruscello
sottostante. Il masso in base alla sua dimensione ed al suo peso acquista
velocità, supera qualsiasi ostacolo, distrugge, purtroppo, ogni cosa al suo
passaggio e infine a fine corsa tace.
L’abilità in questo gioco
pericoloso consisteva nella scelta oculata del masso più sferico e più grande e
di farlo precipitare dal punto più ripido.
Occorrono una serie di
accorgimenti per divertirsi veramente, senza farsi male e senza arrecare danni
agli altri. Come ?
Le principali cose da valutare,
anche se si tratta di un gioco sono:
-
il probabile percorso per
evitare di imbattersi in ostacoli come ruderi, alberi di alto fusto o cespugli
resistenti,
-
la collina: alta,
possibilmente non di proprietà, con in fondo un ruscello, con in cima dei
sassi della giusta dimensione,
-
l’assenza di persone o
animali nell’area interessata.
In realtà si possono fare
quante considerazioni vogliamo, resta il fatto che il gioco è pericoloso
perché i massi rotolando, distruggono tutto ciò che incontrano: piante, fiori,
piccoli animali, nidi, tane, etc.. I massi sulla collina potrebbero essere utili
a qualcuno, mentre andarli a recuperare dall’anfratto è ben altra cosa.
In fondo, dopo la prima volta,
ci si rende conto che il gioco non vale la candela. In realtà ciò che rotola non
è neanche una ruota.
La cosa interessante di questa
esperienza è che senza aver studiato nessun trattato di fisica, senza essere
Newton, ci si può accorgere della forza di gravità, della maggiore fatica che
richiede il movimento di un oggetto piatto rispetto ad un oggetto rotondo.
Comunque tutte queste considerazioni vanno fatte osservando un oggetto in
movimento dall’alto verso il basso.
Così, praticamente mi sono
accorto di aver scoperto la ruota. Poi, subito dopo, mi sono reso conto che
qualcuno già ne aveva fatto un uso intensivo.
La sicurezza informatica è
simile alla mia scoperta della ruota. E’ sempre esistito il bisogno di
sicurezza, qualcuno saggiamente l’ha realizzata in alcuni prodotti isolati,
altri la stanno ancora cercando.
Purtroppo molti, anzi troppi,
la cercano guardando dal basso verso l’alto, in barba alla legge di gravità o
alle pietre rotolanti.
I giornali, la televisione, la
pubblicità e Internet bombardano le masse di informazioni, messaggi e proposte
di ogni genere, al punto che uno non sa più che pensare. Una canzone di
Adriano Celentano, dal titolo Mondo in Mi 7°, diceva:
“Prendo
il giornale e leggo che di giusti al mondo non ce n'è. Come mai, il mondo è così
brutto!? Sì! Siamo stati noi a rovinare questo capolavoro sospeso nel cielo, nel
cielo, nel cielo!
Ahi ahi
ahi ahi! Ahi ahi ahi ahi! Ahi ahi! Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi!
Leggo
che sulla terra sempre c'è una guerra, ma però, per fortuna, stiamo arrivando
sulla luna mentre qui c'è la fame, c'è la fame!
Ahi ahi
ahi ahi! Ahi ahi ahi ahi! Ahi ahi! Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi!
Ogni
atomica è una boccia e i birilli son l'umanità, il capriccio di un capoccia ed
il mondo in aria salterà!
Si
rapina il lunedì, ci si ammazza gli altri dì, guarda un pò che società!
Ipocrisia, qua e là, non va!
Non
esiste morale, c'è per tutti un complesso, un problema del sesso e le persone
serie che non raccontano le storie le hanno spedite in ferie!
Questa
terra è il monopolio delle idee sbagliate, qui si premiano quei films dove c'è
un morto in più.
Si
divorano i romanzi con l'indizio a rate, c'è persino corruzione dove c'è lo
sport.
Noo
ragazzi, ma non rattristatevi così. Piccolo? Perchè piangi così? Eeh, allora
staremmo freschi se veramente nel mondo succedessero tutte queste cose. Eeh, e
poi, lo sapete anche voi, no? I giornali qualche volta esagerano sempre un pò.
Guardate quello che scrivono su di me.. E poi se andiamo a vedere questo
giornale chissà di quanti anni è... Anzi, adesso voglio proprio vedere la data.
E' di oggi!
E se
noi, tutti insieme in un clan, ci uniremo, cambierà questo mondo se noi daremo
una mano a chi ha più bisogno, ci sarà solo amore, solo amore, ci sarà solo
amore... ah, ah, ah.
“
La canzone, apparentemente una
filastrocca con ritmo accattivante, è attuale più che mai. Denunciava e
denuncia che:
-
non ci sono più uomini
giusti,
-
il mondo è brutto,
-
lo abbiamo rovinato noi,
-
c’è sempre una guerra,
-
anche se stiamo arrivando
sulla luna, c’è la fame,
-
esiste l’atomica nelle mani
di uomini potenti,
-
c’è delinquenza (rapine,
assassini, etc),
-
c’è tanta ipocrisia,
-
c’è la questione morale
(corruzione,sesso, etc),
-
ci sono tante idee sbagliate,
-
c’è persino corruzione dove
c’è lo sport,
-
etc.
Trattandosi di un canzonetta
l’autore cerca di mitigare la tristezza ingenerata nell’ascoltatore, negando
persino che queste cose esistano. I giornali qualche volta esagerano, ma non
possono nascondere più di tanto la verità.
Alla fine l’autore lancia una
proposta: aiutiamo chi ha più bisogno, ci sarà più amore.
Sembra un messaggio in una
bottiglia, inascoltato, disatteso anche dall’autore e da tutti coloro che
superficialmente hanno fischiettato questo motivo. Ma in realtà cosa ci
insegnano i giornali?
Un buon giornale si prefigge
di informare il suo pubblico sui fatti importanti del mondo, della nazione,
della città, del quartiere.
Fare informazione è un’arte
nobile in quanto occorre capacità di sintesi, chiarezza, tempestività,
obiettività; insomma occorre capacità professionale.
Quanti giornalisti possono
vantare queste qualità ? Ingenuamente risponderei: tutti.
Ma non può essere così.
L’orientamento politico dell’editore, le pressioni di gruppi politici, il
proprio interesse, le proprie convinzioni politiche trasformano il giornalista
ambizioso in un portavoce di una fazione e quindi involontariamente anziché
informare il suo pubblico, finisce per volerlo orientare, se non plagiarlo.
Queste bassezze sono state
sempre tollerate a livello locale, abituando il pubblico a riconoscere in
partenza l’orientamento di un giornale. Non è ammissibile di fronte ai fatti
mondiali. I giornalisti, giorno dopo giorno, orientano il pubblico in un
determinato verso. Ecco qualche esempio:
-
1997-1999 - bisogna investire in borsa.
Chi tiene i risparmi in Bot o alla Posta è un cretino.
Dal 1999 – le borse sono inaffidabili. La new economy è fallita. Non si
vede nessuna prospettiva. Addio risparmi.
-
2000-2002 - introduzione dell’EURO. E’ tutto semplice, ci guadagneremo
tutti, niente più inflazione, libero scambio in tutta Europa. Siamo stati
veramente bravi.
2002-2003 - i prezzi sono raddoppiati a causa dell’EURO. I
commercianti ne stanno approfittando.
-
Dall’11/09/2001 - Osama Bin Laden è un mostro. Morte al mostro. Gli
facciamo guerra. Tutti in Afghanistan.
Un anno dopo – Non l’abbiamo preso, ma gli abbiamo dato una lezione.
Abbiamo eliminato i Talebani. Abbiamo tolto il burka alle donne afghane.
In queste tre coppie di esempi
troviamo l’esaltazione di un fenomeno e l’esatto contrario nel giro di poco
tempo.
-
Quale sicurezza si può
creare se a livello mondiale si influenzano le masse orientandole tutte
verso il facile guadagno attraverso l’investimento in borsa su titoli
appena quotati?
-
Anche se in presenza di un
atto terroristico estremo, che senso ha avuto bombardare il popolo afghano e
far credere al mondo che quella guerra sarebbe stata la soluzione di tutti
i mali? Siamo forse più sicuri adesso?
-
Che senso ha giocare a
"gatto e topo" con Bin Laden, istigandolo a compiere atti
terroristici e non avere la volontà di catturarlo. Non posso pensare che
mancano i mezzi.
Ecco perchè possiamo affermare
che la sicurezza è un sogno e tale resterà per molto tempo.
La
sicurezza rappresenta un aspetto culturale da diffondere e non può essere
vincolata alla mera evoluzione tecnologica.
L’avvento delle reti di elaboratori, diffuse attraverso internet ha cambiato la
vita a tutti. L’individuo è nudo. In qualsiasi situazione con o senza il suo
consenso l’individuo è costretto a lasciare traccia delle sue azioni e quindi
diventa controllabile in qualsiasi momento anche successivo.
Le
molteplici procedure di sicurezza tentano di ridurre questo rischio, a
protezione della privacy dell’individuo. Purtroppo, in realtà, esse non
sono in grado di garantire granché: la criminalità organizzata recepisce prima
di ogni altro soggetto le regole o gli accorgimenti tecnici e studia
immediatamente il modo per superare ogni barriera. Da che mondo è mondo il detto
è: “fatta la legge, trovato l’inganno”.
La
ricerca dell’ultima novità tecnologica è una lotta infinita contro il tempo,
dove non sempre vincono i buoni. Ma constatato che questa è la situazione in cui
ci siamo cacciati, non resta che continuare la lotta ognuno dalla sua
posizione.
Essendomi occupato di informatica per circa 30 anni, trovo interessante
coniugare ricordi e speranze in materia di sicurezza, per offrire a chi si
avvicina oggi a questo mondo qualche considerazione sul problema della
sicurezza vecchio ed irrisolto, ma trattato con la massima serietà da molti
professionisti, anche quando non esisteva la realtà del villaggio globale.
Purtroppo l’obiettivo di scrivere sulla sicurezza informatica rischia di essere
vanificato dalla velocità con la quale le tecnologie si modificano, oltre che
dagli innumerevoli interessi che il problema della sicurezza ha scatenato dopo
l’ 11 Settembre 2001.
Diventa molto interessante analizzare i vari approcci con le relative ipocrisie
che i politici da un lato e gli imprenditori dall’altra mettono in campo. I
primi si muovono principalmente per ottenere il consenso, i secondi per
accaparrarsi quella fetta di mercato che si sta creando in un momento di forte
crisi del settore informatico.
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