Internet
che verrà
(estratto dalla
Newsletter 2005-005 di TenStep Italia)
Come molti amici avranno intuito,
mi sto dedicando spassionatamente alla diffusione della cultura del Project
Management attraverso Internet. Lo faccio spassionatamente perchè mi considero
in una posizione privilegiata con una certa tranquillità e tanta esperienza da
mettere a frutto, dopo una trentina di anni di lavoro per compagnie leader di
mercato. E' sicuramente il giusto lavoro per la terza età.
Per farlo bene,
Internet è sicuramente la strada più economica, più immediata, ma anche più
ricca di insidie.
Ma, anche se ci
sono tante insidie, Internet è l'unico canale per raggiungere una vasta
audience, senza investire ingenti somme in pubblicità all'angolo di ogni strada
o un testimonial che va in TV a parlare con i lampioni. Inoltre sono ancora
convinto che un buon prodotto debba farsi pubblicità da solo o al limite
attraverso il passaparola, come insegnano i grandi guru come Archibald e Wideman.
Purtroppo, la
pubblicità in genere, spesso condiziona i consumatori e la qualità del prodotto
passa in secondo ordine. Ma a tutto c'è un limite.
Ciò che, invece,
sta diventando insopportabile in Internet è la PUBBLICITA' SPAMMING che in modo
pernicioso infesta le nostre caselle di posta elettronica obbligandoci ogni
mattino al rito della cancellazione di una serie di messaggi indesiderati.
Sono stati
inventati tanti programmi anti-spamming, paliativi per contenere il danno, ma
il problema è molto più serio e andrebbe affrontato alla fonte come tanti altri
mali che affliggono l'umanità. Invece, assistiamo ad una recita scolastica da
parte dei maggiori fornitori di prodotti per la sicurezza. Tali fornitori,
recitando il ruolo di vittime, censiscono ogni giorno nuove vulnerabilità da
trasformare in nuovo codice per proteggerci temporaneamente, in attesa della
scoperta della prossima falla del sistema. Sembrano dei muratori che, continuano
a spostare o aggiungere secchi per raccogliere l'acqua che proviene dal tetto,
anzichè intervenire sul tetto stesso.
Nonostante il io
passato da informatico, ritengo che sarebbe ora di smetterla di tamponare le
falle con codice informatico su codice informatico. Forse è arrivato il momento
di passare al codice penale.
A che serve un
programma anti-spamming, se è possibile regolamentare e punire chi
sistematicamente abusa della rete.
Forse non ci sono
i mezzi tecnologici per individuare le fonti di certi abusi quotidiani ed
eliminarle anche con azioni drastiche come la chiusura di certi domini? Oppure
la circolazione dell'immondizia che sistematicamente viene diffusa giova a
qualcuno?
Alcuni invadono la
nostra privacy per farsi conoscere, altri per spiarci, altri per condizionarci,
altri in modo subdolo per farci spendere soldi in servizi telefonici. In pratica
Internet è diventata una savana dove bisogna stare attenti a coccodrilli e
sabbie mobili, a specchietti per le allodole e serpenti velenosi. Fortunatamente
la sua utilità è incontestabile nonostante questi fastidiosissimi rompiscatole.
Microsoft e altri
due importanti fornitori di e-mail, America Online Inc. and Yahoo! Inc., hanno
annunciato di voler entrare in cooperazione per combattere il fenomeno dello
spamming. Nell'ambito di questo piano, i tre colossi avvieranno un dialogo
aperto con varie organizzazioni nel campo dell'IT, con lo scopo di definire
standard tecnici e linee di condotta adottabili per ogni piattaforma.
Quello che mi
impressiona è che qualcuno ci vuole far credere che si debba soccombere alle
tecnologie, come se le avessero inventate i marziani o i ragazzini aspiranti
haker. Quando negli anni 70 un ragazzino carpiva al padre le chiavi di accesso
di un sistema e lo violava, era un fatto imponderabile dovuto
all'intraprendenza di un vero ragazzino e gli altri venivano scoraggiati perchè
il padre ne pagava sicuramente le conseguenze. Allora abbiamo imparato a
proteggere le nostre password anche dai familiari.
Oggi esistono
organizzazioni criminose che sparano migliaia di messaggi in rete ed i
responsabili della sicurezza continuano a dirci che sono fatti occasionali e
magari opera di ragazzini o burloni. Ci dobbiamo credere? E se fosse fatto ad
arte da qualche grande fratello?
Non reagendo a
questi fenomeni molto condannabili, subiamo anche le iniziative di burloni o
malintenzionati di piccolo calibro.
La cosa più
inquietante è il furto di identità. Con dei programmi di ricerca vengono
catturati indirizzi email in giro per il web e poi utilizzati in modo improprio
per inviare immondizia, facendosi passare per voi. Nella rubrica Curiosità (più
avanti) , riprendo un articolo su una burla fatta addirittura alla Bbc. E'
istruttivo leggere l'articolo di Marco Malaspina:
Quando Web vuol dire dover dire mi dispiace,
riportato più avanti.
Sulle stesse
problematiche segnalo anche un articolo di Franco Carlini sul Corriere della
Sera:
Uno sguardo all'Internet del 2015.
Carlini posiziona
l'esplosione di Internet intorno agli anni 90, ricordandone l'ottimismo e la
sottovalutazione di potenzialità e pericoli.
Poi scorre i
risultati di una
indagine della Pew Internet American Life Project, su cosa sarà Internet fra
dieci anni. E' emerso che:
-
Il 66% degli
intervistati teme il collasso della rete e prevede almeno un attacco
devastante alla rete nei prossimi dieci anni.
-
il 59% degli
intervistati teme il crescente livello di controllo sulla vita delle persone
che governo e aziende esercitano grazie alle tecnologie che consentono di
raccogliere informazioni sulle nostre abitudini.
-
I settori che
saranno più influenzati (su una scala da 1 a 10) saranno:
-
il mondo dei
media (8,46),
-
il mondo della
formazione (7,98) e
-
il mondo del
lavoro (7,84).
-
La religione,
nonostante le apparenze, ha raccolto un fattore di cambiamento soltanto del
4,69.
Conclude Carlini:
"Possono
sembrare previsioni fin troppo ovvie, ma l'importanza di questi sondaggi
non sta nel fatto che indovinino davvero quello che sarà
tra 10 anni, ma piuttosto nella segnalazione dell'opinione prevalente di oggi:
chi oggi la pensa così (un editore, un ministro dell'istruzione, un'azienda)
orienterà i suoi comportamenti attuali secondo queste opinioni e dunque
influenzerà di conseguenza il futuro."
fonte:
http://www.corriere.it/Rubriche/Mondo_Internet/2005/01_Gennaio/12/carlini.shtml)
Fidarsi è
bene, non fidarsi è meglio
Questo articolo, con
relative immagini probatorie, lo trovate al link
http://jekyll.sissa.it/index.php?document=250.
" Quando Web vuol dire
dover dire mi dispiace
Internet è una
grande risorsa, anche per i giornalisti. Ma può trasformarsi in una trappola
micidiale. Come ha scoperto a proprie spese la Bbc, in occasione del ventennale
della tragedia di Bhopal - Articolo a firma Marco Malaspina.
Quando la mattina
del 3 dicembre 2004 si sono sintonizzati sulla Bbc, non dev'essergli parso vero,
ai sopravvissuti di Bhopal, di sentire il portavoce della Dow Chemicals
annunciare in diretta che la multinazionale era pronta a sborsare 12 miliardi di
dollari a titolo di risarcimento. Ovvero, oltre venti volte la cifra fino a ora
faticosamente negoziata per la tragica catastrofe accaduta esattamente vent'anni
prima, la notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984, quando tra le 15.000 e le 30.000
persone, a seconda delle stime, morirono a causa di una nube di Isocianato di
Metile sfuggita al controllo dei tecnici della Union Carbide.
Il bacio di Jude
E qualche sospetto devono averlo avuto pure quelli della Bbc. Sì, è vero, Jude
Finisterra, il sedicente portavoce, aveva anticipato che sarebbe stata una
dichiarazione importante. Ed è pure innegabile che sembrasse un interlocutore
plausibile: con quell'impeccabile taglio di capelli, la giacca scura, la camicia
immacolata e la cravatta giusta. Ma quando senti un osso duro del calibro della
Dow Chemicals, una società che è stata capace di acquisire senza battere ciglio
la famigerata Union Carbide e tutta la sua pesante eredità, ammettere
candidamente la propria responsabilità, come dire? La tentazione di darci una
sbirciatina, sotto l'abito del monaco, ti viene.
Un rapido,
concitato giro di telefonate, e salta fuori che alla Dow Chemicals non ne sanno
nulla, di quell'offerta miliardaria. Così come non hanno mai sentito nominare
questo fantomatico Jude Finisterra. Che tra l'altro, scopre la Bbc ormai in
preda al panico, pare si chiami in realtà Andy Bichlbaum. E che sia un membro di
un misterioso gruppo di depistatori professionisti, gli Yes Men, non nuovi a
questo genere di falsi scoop basati su identità rubate.
World Wide Wept: scuse in mondovisione
Anzitutto occorre agire, si devono essere detti alla Bbc, che quanto a
credibilità, negli ultimi tempi, qualche batosta l'ha subita pure lei. Il
servizio video era andato in onda di primo mattino su Bbc World, poi ripreso da
Bbc News 24 e da Bbc Radio. La smentita è arrivata pochissime ore dopo. E
insieme alla smentita, le scuse: alla Dow Chemicals, anzitutto, ma anche alla
gente di Bhopal, vittima di uno scherzo crudele di cui proprio non sentivano il
bisogno. Specialmente in questa occasione.
Poi, però, occorre
capire. Perché è questo l'aspetto che più ci interessa: com'è potuto accadere?
Ed è qui che entra in gioco internet. Per ricostruire la vicenda, occorre
tornare indietro di qualche giorno. Quando il giornalista della Bbc fa
esattamente quello che a tutti i giornalisti a caccia di un primo contatto,
prima o poi, capita di fare: lo cerca in rete. Ma la rete, a volte, è
traditrice. E vuoi per un uso troppo disinvolto di Google o di qualche altro
motore di ricerca, vuoi per un errore nella conversione
da nome a indirizzo, vuoi per qualche altro oscuro trabocchetto, il
malcapitato giornalista, nella rete, finisce per rimanerci intrappolato. Invece
di approdare al sito ufficiale della Dow Chemicals, va a cadere in un
sito-civetta costruito ad hoc. Apparentemente,
i due siti sono identici. Quando clicchi su "Contatti", però, le e-mail prendono
strade completamente diverse. Ed è così che ha avuto inizio un carteggio
virtuale lungo tre giorni, poi sfociato nell'intervista-bufala, con
l'inesistente Jude Finisterra.
Tanto gentile e tanto onesta pare...
Non è il caso di scandalizzarsi. È già accaduto altre volte, e accadrà di nuovo.
Questa volta è capitato alla Bbc, e le conseguenze sono state pesanti. La
prossima volta può capitare a chiunque di noi. C'è qualcosa che si può fare,
oltre a gestire con circospezione i contatti puramente virtuali? Verifiche
incrociate, certo. Soprattutto se ad accettare l'intervista è una multinazionale
nell'occhio del ciclone. Ma non sempre è possibile, non sempre c'è il tempo. E
se non possiamo più fidarci nemmeno delle apparenze, occorrerà rassegnarsi a
parecchi "mi dispiace". ( 04 dicembre 2004 )
"
(fonte:
http://jekyll.sissa.it/index.php?document=250)