Quanto è facile sbagliare un progetto
Lungi da me l’idea
di esprimere un giudizio politico sulla validità della costruzione del Ponte di
Messina. Mi affascina invece la dimensione del progetto che dal punto di vista
della disciplina del project management sarà un programma molto impegnativo.
Una simile opera,
per sua natura, ha un grosso impatto ambientale, perciò trova fautori ed
oppositori per contrastanti interessi o semplicemente per partito preso.
Purtroppo i problemi che vengono preventivati inizialmente, saranno solo una
parte di quelli che realmente si presenteranno alla realizzazione del progetto,
per una moltitudine di ragioni, non ultima la fretta e l’entusiasmo dei fautori.
Tutti i progetti,
grandi o piccoli che siano, necessitano di una seria definizione dell’oggetto da
realizzare, della spesa che si deve affrontare e dei tempi entro i quali
l’oggetto deve essere operativo. Tali elementi una volta definiti al massimo
dettaglio hanno bisogno di essere controllati sistematicamente e riportati in
linea ad ogni sforamento di budget, dei tempi ed in presenza di qualsiasi
variazioni in corso d’opera.
E’ veramente un
crimine accettare progetti palesemente sottostimati, per poi aggiustare i conti
con le variazioni in corso d’opera. Purtroppo, in alcuni casi le variazioni
diventano obbligatorie, dato che nella maggior parte dei casi si parte sulla
base di semplici progetti di massima.
E’ bene fare
tesoro di analoghe esperienze precedenti che inizialmente hanno fatto
lusinghiere promesse alle future generazioni ed invece hanno lasciato loro
soltanto un grande debito da saldare.
PM Network
(*)
di Agosto 2004 segnala, in prima pagina, il caso del progetto di
ricostruzione di una delle autostrade tecnicamente più complesse degli USA. Il
progetto prometteva $500 milioni di risparmi annui al pubblico, ma è incappato
in $12 billion di overrun ed una miriade di imprevisti che pongono notevoli
dubbi su ciò che il pubblico ha guadagnato veramente.
La pianificazione del rifacimento della “Big
Dig”, una sopraelevata a 6 corsie, costruita nel 1959 e ormai
congestionata. Il Congresso Americano ha approvato il finanziamento nel 1987 ed
i lavori sono iniziati nel 1991, con una spesa prevista di $2,6 billion.
Nel 2003 è stata aperta la nuova arteria, un tunnel a 8 e 10
corsie situato sotto la vecchia sopraelevata, che dovrà essere demolita. In
totale sono stati costruiti circa 161 miglia di corsie, metà in tunnel.
Sono stati incontrati tantissimi problemi: la stabilità del
suolo,la prossimità di palazzi di vetro o storici, il bisogno di consolidare la
vecchia sopraelevata per garantire un minimo di servizio nei 14 anni di lavori.
Ciò che doveva costare $2,6 billion,
costerà in realtà $14,6 billion e sarà
completata per il 2005.
In termini di sforamento del budget significa il
470% di overrun ed un Cost Performance
Index (CPI) pari a 0,18.
L’opera era stata sommariamente giustificata prevedendo un guadagno per la
popolazione di Boston di circa $500 milioni per anno,
sulla base del minor numero di incidenti, del risparmio di tempo per le
consegne e del risparmio di carburante. Purtroppo, considerando valida la
previsione di risparmio, ci vorranno 78 anni per
recuperare i costi sostenuti. Questo è il debito che l’amministrazione
pubblica di Boston lascia alle future generazioni e, a detta degli esperti
intervenuti successivamente, le cause sono da ricercare nella:
-
stima iniziale del contenuto del progetto non appropriata. E’
comune per i progetti pubblici affidarsi a stime approssimate, senza scendere
particolarmente in dettaglio. Nove progetti pubblici su dieci non definiscono
correttamente il contenuto del progetto all’inizio. Spesso queste carenze sono
dovute a pressioni politiche.
-
mancanza di controlli durante l’esecuzione. Il flusso di denaro
tra i partecipanti è enorme ed un piccolo errore di una partecipante può
causare ingenti danni economici o ritardi ad altri. Spesso si finisce in
tribunale, bloccando i propri lavori e quelli dipendenti da questi.
Nel corso del progetto sono emersi palesi conflitti di interesse,
arrivando a dover sostituire l’intero Team di Gestione del Programma, per
ricostruire un certo grado di integrità. A danno fatto, sono stati istituiti dei
validi sistemi di controllo dei costi ed una maggiore comunicazione verso la
cittadinanza.
(fonte:
PM Network è la rivista mensile del Project Management Institute)