La barriera dei Call Center
I Call
Center, illusorio fiore all’occhiello di molte aziende, specie dei grandi
gruppi, molto spesso, costituiscono una barriera insormontabile tra cliente ed
impresa. La soddisfazione del cliente dovrebbe passare per la qualità dei
prodotti e dei servizi che il cliente riceve in caso di bisogno. Invece,
quasi tutti i numeri verdi (e meno verdi) delle grandi
aziende erogano un pessimo servizio, indisponendo il cliente fin dal
primo contatto.
Non faccio
nomi, per motivi di correttezza, ma lascio al lettore la facoltà di scegliere un
numero verde a caso, tra le aziende che conosce meglio, per rendersi conto del
paradosso di cui sto parlando.
Cosa
accade in pratica?
Quasi sempre,
quando si ha bisogno del supporto di un Call Center, il primo contatto è con la
voce registrata di una impiegata impaurita, una improvvisata annunciatrice. La
voce amica, per prima cosa ti fa un test sulla conoscenza dei tasti del tuo
apparecchio telefonico, poi ti descrive qualche servizio dell’azienda, non
prevede minimamente di chiederti il motivo della chiamata, qualche Call Center
ti preannuncia il costo al quale ti sei esposto chiamando quel numero
telefonico, senza che tu lo abbia chiesto, elencando le tariffe delle infinite
fasce orarie, poi ti dice che se decidi di rilasciare i tuoi dati, magari per
farti riconoscere, saranno utilizzati nel rispetto della legge sulla privacy e
tante altre divagazioni, frutto della fantasia dello psicologo di turno; cose
che al malcapitato non interessano affatto visto che sta chiamando semplicemente
per un problema specifico, relativo ad un rapporto in essere o da instaurare
con quell'azienda e che non ha nessuna intenzione di ripetere l'esperienza.
Come strumento di dissuasione non c'è male!
Che cosa doveva essere un Call Center?
I Call Center
dovevano essere dei punti di accoglienza telefonica dei clienti bisognosi di
assistenza oppure un modo veloce ed efficace di impostare una pratica o
semplicemente comunicare dei dati. Erano nati come strutture specialistiche
dotate di potenti centralini in grado di smistare le chiamate su più operatoti,
addestrati sui processi dell'azienda e connessi in tempo reale ai relativi
sistemi informativi. Gli operatori dovevano essere delle persone qualificate,
rispondere con competenza su ogni procedura dell’azienda, risolvere velocemente
qualsiasi problema o richiesta del cliente, e in cambio di qualche istante di
attesa avrebbero potuto farsi perdonare con una voce gentile, amichevole, senza
dire sciocchezze.
Il settore
informatico ha costruito delle belle applicazioni, capaci di interfacciare in
tutta sicurezza i sistemi informativi e gestire tante chiamate
contemporaneamente. Sono state suggerite anche delle regole di dimensionamento
dell'organico per poter rispondere in modo efficace a tutti i malcapitati. Ma
quanti le rispettano?
Cosa non funziona?
Purtroppo molte
aziende non rispettano affatto le regole di dimensionamento dell'organico.
Poichè è facilissimo misurare il tempo medio delle chiamate giornaliere, non
sarebbe difficile calcolare il numero di addetti necessari.
Se l'organico
non viene adeguato, significa che l'attenzione al
cliente è diventata una recita non più credibile, oltre che intollerabile.
Pur avendo
acquisito tanta tecnologia e vistose apparecchiature, le aziende trascurano
completamente l’elemento umano interno ed esterno.
La maggior
parte degli operatori dei Call Center sono giovani al primo impiego,
volenterosi, capaci, ma spesso sono anche lavoratori precari, poco informati
sulla delicatezza dei temi che devono affrontare e dell'importanza
dell'attenzione al cliente. L'improvvisato operatore non può in poco tempo
acquisire la necessaria sensibilità nella gestione di una chiamata, finendo con
il fare del suo meglio sulla base di qualche giorno di formazione o di
affiancamento ad un collega con qualche mese in più di esperienza.
Questi
lavoratori, in realtà, fanno anche molto più di quello che gli viene richiesto e
molti comprendono anche lo stato d’animo di chi si rivolge ad un Call Center, ma
ad un certo punto dichiarano apertamente la loro incapacità per mancanza di
informazioni adeguate. In questi casi viene fuori tutta la inconsistenza del
servizio dei Call Center, spesso finalizzato più a liberarsi dei clienti che a
risolvere i loro problemi.
Vengono spesi
fiumi di denaro in pubblicità imbarazzante, con cani che parlano e super modelle
di vari colori. Basterebbe rinunciare soltanto al 10%
della pubblicità quotidiana, assumendo più personale nei Call Center per curarsi
veramente del Cliente. Invece...
La
variante macchina.
Ciò che
infastidisce qualsiasi utente non è il colloquio con ’operatore inesperto che
spesso fa anche tenerezza, ma la supponenza di tanti inopportuni messaggi
registrati che costituiscono di fatto la prima accoglienza. In pratica, quando
finalmente si arriva a parlare con una persona umana si è già esausti della
conversazione sostenuta con una macchina.
L'infernale
automatismo, quando bontà sua decide di consegnarti ad un essere umano, in
pratica ti mette in coda, avvertendoti che lì ci puoi restare diversi minuti. Se
decidi di non perdere tale opportunità di parlare con un operatore, ti conviene
ascoltare un po’ di pubblicità, qualche musichetta stupida, intervallati dalla
verifica che sei ancora attaccato all'apparecchio, facendoti qualche domanda
sulla posizione dell'* sulla tua tastiera, o invitandoti ad avere pazienza per
non perdere la tua priorità, non affatto garantita con una nuova chiamata.
Comunque quando
uno arriva al fatidico contatto telefonico con un essere umano è contento a
prescindere, si ritiene fortunato perchè ha superato la
barriera Call Center e quando l'operatore
gli chiede il motivo della chiamata, quasi non ha più voglia di parlarne. Forse
si è dimenticato persino il vero motivo e magari finisce con il parlare di una
delle offerte dell'annunciatrice meccanica.
La magra
consolazione di aver parlato con un operatore spesso non risolve il problema,
perchè manca sempre qualcosa e quindi bisogna richiamare.
E l'avventura
continua. La voce metallica non smetterà di ripetere: “raccomandiamo di non
riagganciare per non perdere la priorità della sua prenotazione. Il suo tempo di
attesa previsto è di circa 30 minuti.
Prima della sua ci sono altre 10
richieste”.
Ma quale è il problema?
Se questa prova
la fate senza un problema effettivo, forse riuscirete anche a tollerare le varie
stupidità che dovrete ascoltare, ma se avete un frigorifero rotto, una linea
telefonica interrotta, un canone di servizio non appropriato, una bolletta della
luce errata, le cose cambiano. Vorreste essere ascoltato senza perdere mezza
giornata per attivare una scheda telefonica, o per trovare chi è responsabile
della garanzia del vostro elettrodomestico. Vorreste che l’azienda si ricordasse
che ti ha venduto un prodotto o un servizio e che stai chiamando soltanto
perché hai un problema. Invece, una voce infantile
ti dice di premere 1, 2, 3, 4, … e * se vuoi tornare al menu principale, e così
all’infinito….
La verità è che
le aziende con mentalità monopolistica trattano il singolo cliente come una
nullità, un fastidioso scocciatore da neutralizzare distraendolo con
pubblicità, tariffe per fasce orarie e canzoncine.
Si parla tanto
di Customer Care ma di fatto le aziende
stanno annullando qualsiasi rapporto umano.
Le procedure ed
i sistemi informativi dovrebbero aiutare le aziende a servire meglio la propria
clientela. Invece, spesso, il cliente viene lasciato in balia del sistema e
delle stupide procedure, spesso incomprensibili anche ai propri addetti ai
lavori.
Questa
genialità imprenditoriale non è né innovazione né tecnologia, ma soltanto la
stupida cura del cavallo: “un
contadino un po’ spilorcio, cominciò a ridurre la porzione di biada al suo
cavallo riuscendo dopo un po’ a non dargliene proprio. Il contadino spilorcio
aveva eliminato il costo dell'alimentazione del cavallo. Peccato che il cavallo
morì proprio quando aveva smesso di mangiare”.
I Call Center
sono stati presentati come la panacea di tutti i mali. Il cliente doveva essere
coccolato ed aiutato ad essere soddisfatto in qualsiasi circostanza. Ma se le
aziende continuano a preferire le voci registrate alle persone, forse ci
dobbiamo cercare altri fornitori.
Dai giornali
apprendiamo candidamente che, in particolare, l’Authority
per le TLC ha rilevato che il tempo di attesa complessivo, calcolato
come somma dei secondi trascorsi tra il contatto stabilito con un centralino
automatico e quello con un operatore in carne ed ossa, può raggiungere gli 11
minuti e che il 64% delle volte la risposta che si riceve è anche errata. (fonte:
La Repubblica di Domenica
11 luglio titola:
“Lunghe attese e risposte
sbagliate”
l’Authority TLC
boccia i call center.
E noi non possiamo che associarci. |