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La fame nel mondo

Si avvicina Natale (2004), la televisione insistentemente ci ricorda che dobbiamo pensare ai regali. I soliti sondaggi dicono che il regalo più  "in" è un telefonino. E' proprio un suggerimento originale, non trovate?

I politici di tutto il mondo sembrano  "i ciechi intorno all'elefante" (vedi 11.02 I ciechi e l'elefante). Tutti allegramente, partecipano a programmi televisivi per insultarsi e per sostenere che la propria coalizione è più sveglia di quella avversaria; entrambe gareggiano ad interrompere senza ascoltarsi. Ai litigi dei politici si susseguono le performance delle gemelle Lecciso  anche nello spellare patate. Purtroppo, a stomaco pieno, nessuno se la sente di parlare di fame nel mondo. Eppure esiste e ne hanno appena parlato in casa nostra, alla FAO. La FAO ha appena pubblicato il 5° rapporto sulla fame nel mondo. Ecco alcuni passi:

 

Dal Rapporto FAO 2004 sulla fame nel mondo

Il numero delle persone che hanno sofferto la fame nel mondo  nel periodo 2000-2002 sono state 852 milioni (14 o 15 volte l'Italia). I costi umani ed economici sono in forte aumento. Il rapporto per la prima volta focalizza la sua attenzione anche sui costi economici.

Il vicedirettore generale del dipartimento economico e sociale della FAO  Hartwig de Haen ha detto: ''La fame e la malnutrizione causano enormi sofferenze, uccidono ogni anno più di cinque milioni di bambini e costano ai Paesi in via di sviluppo miliardi di dollari in termini di perdita di produttività e di reddito nazionale. Una stima molto approssimativa indica che questi costi diretti ammontano a circa 30 miliardi di dollari l'anno, cinque volte più della somma destinata finora al Fondo mondiale per la lotta all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria

I progressi fatti finora sono ancora troppo lenti e dobbiamo fare di più  e si può fare meglio. Probabilmente  la comunità internazionale non ha pienamente compreso il ritorno economico che avrebbe investendo nella riduzione della fame nel mondo. Si sa abbastanza circa i modi con cui si può porre fine a questa piaga ed è ora tempo di afferrare l'opportunità di arrivare a questo obiettivo. E' una questione di volontà politica e di priorità."
Angola, Benin, Brasile, Ciad, Cile, Cina, Repubblica del Congo, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Emirati Arabi Uniti, Gabon, Ghana, Giamaica, Guinea, Guyana, Haiti, Indonesia, Kuwait, Lesotho, Malawi, Mauritania, Mozambico, Myanmar, Namibia, Nigeria, Perù, Siria, Thailandia, Uruguay e Vietnam,  negli anni '90 hanno ridotto la percentuale degli affamati cronici di almeno il 25%. Questi paesi che rappresentano quasi la metà della popolazione del mondo in via di sviluppo, con il loro successo dimostrano che l'obiettivo fissato dieci anni fa dal Vertice Mondiale dell'Alimentazione di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015 è ancora possibile.  Quindi si può!

A tal fine, la comunità internazionale viene sollecitata dalla FAO ad adottare un duplice approccio. E'  provato che un progresso rapido possa essere ottenuto combattendo sia le cause che le conseguenze della povertà e della fame estreme.

  • aumentare le disponibilità di cibo ed i redditi dei poveri incrementando le loro attività produttive.

  • dare alle famiglie più bisognose l'accesso immediato e diretto all'alimentazione.

Ai paesi intenzionati a realizzare gli impegni assunti nella lotta alla fame la FAO raccomanda pertanto l'adozione di programmi su larga scala che promuovano, anzitutto, l'agricoltura e lo sviluppo rurale, da cui la maggioranza dei poveri e degli affamati dipende per la propria sussistenza. Sarebbe necessario inoltre dare priorità ad azioni che abbiano un impatto immediato sulla sicurezza alimentare di milioni di persone in stato di vulnerabilità.                           

 (fonte: www.vita.it)

Al diavolo il telefonino nuovo, forse è il caso di aiutare a nutrire qualche bambino in più, prima che muoia.

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"Siamo Uomini o Caporali"  è una celebre frase di Totò

 

 ultimo aggiornamento: 11-Oct-2010