La Gestione dei Conflitti
Chi è
senza peccato scagli la prima pietra! Questo invito,
fatto da una delle massime autorità, in realtà suggerisce di riflettere prima di
avventurarsi in guerre unilaterali, senza aver considerato anche le ragioni del
momentaneo antagonista. Il project manager è chiamato principalmente a risolvere
o prevenire conflitti con chicchessia. Sembrerà assurdo, ma per amarci, o
soltanto convivere, bisogna anche litigare o quantomeno discutere da posizioni
diverse (trattare, negoziare), l’importante è farlo in chiave positiva. Accade
tutti i giorni per strada, in famiglia, sul lavoro, tra uomini, organizzazioni,
stati e nella fantascienza anche tra galassie, quindi è più che normale che
accada anche nella gestione dei progetti.
Harold
Kerzner sostiene che in certi
ambienti il project manager viene descritto come il “Conflict
Manager”, a riprova del ruolo di mediatore che è chiamato a
svolgere.
Una delle ragioni per cui molte aziende non vanno
verso una gestione per progetti è proprio il timore dell’aumento della
conflittualità interna. La gestione per progetti esaspera proprio il concetto di
“raggiungimento degli obiettivi individuali”,
se assumiamo che l’insieme degli obiettivi individuali concorrono a raggiungere
l’obiettivo aziendale.
Tutti i progetti hanno almeno un obiettivo
dichiarato e l’interpretazione degli obiettivi può essere differente in funzione
del ruolo di ogni attore (stakeholder). Mentre l’automazione di un processo
appare un progresso per chi lo ha concepito e realizzato, è una calamità per il
gruppo di lavoro che verrà eliminato. Non è facile chiedere ad una persona di
collaborare all’eliminazione del proprio posto di lavoro, senza una strategia
convincente. Essendo i conflitti inevitabili, bisogna attrezzarsi per gestirli.
La gestione dei conflitti fa parte della gestione della comunicazione che
rappresenta circa il 90% dell’impegno del Project Manager. E’ controllabile solo
se si conoscono le principali tecniche e relative conseguenze nel comportamento
umano.
I conflitti sono inevitabili, ma si possono gestire
più efficacemente se si tiene conto della gerarchia dei bisogni umani come
autorevolmente codificato da Ma slow e
McConnel.
|
Gerarchia dei bisogni umani secondo Maslow |
Gerarchia dei bisogni di un progetto secondo
McConnel |
|
Auto realizzazione |
Auto
realizzazione
Sviluppo
professionale |
|
Auto-stima |
Auto-stima
ritenersi
produttivi, credere
nell'importanza
del progetto |
|
Contatto
sociale
Senso di
appartenenza e amore
|
Senso di
appartenenza
sana dinamicità
del gruppo |
|
Bisogni di
sicurezza
Evitare la
paura, pericoli, e insicurezza |
Bisogni di
sicurezza
Raggiungere i
propri traguardi di carriera
|
|
Bisogni
fisiologici
Cibo, aria,
acqua, etc. |
Bisogni di
sopravvivenza
sopravivenza del
progetto, del team, condizioni fisiche di lavoro adeguate, etc.
|
Rispettando i diritti del Project Manager da
parte del Cliente e rispettando i diritti del Cliente da parte del
Project Manager si evitano quei contrasti gratuiti che a volte divampano
senza motivi, raggiungendo molto più facilmente gli obiettivi di ognuno, in
partnership e non necessariamente in contrapposizione. La conoscenza di una
valida metodologia di processi e tecniche di gestione facilita sicuramente la
creazione di ambienti più sereni, specialmente in presenza di situazioni
contingenti.
Molti ritengono che scalando un problema ad un
livello superiore di management, si risolve il conflitto, al contrario quello è
il moneto in cui raggiunge la massima acutezza.
Scalare un problema vuol dire rinunciare al
dialogo, affidandosi al parere di un terzo, il quale in funzione dei suoi
interessi forza una decisione creando un vinto ed un vincitore.
Un’azienda può stabilire delle priorità nella
gestione dei conflitti, ma all’atto pratico, non è possibile rispettarle,
specialmente quando cambiano continuamente o il conflitto sorge nell’ambito di
due progetti con la stessa priorità. Si ricade nuovamente
nell’arbitrio/arbitrato del manager di livello superiore.
Gli approcci più comuni per risolvere i conflitti
sono:
-
Procedure e
politiche sviluppate a livello aziendale - dipende molto
dall’autorità e responsabilità affidata al project manager, comunque funziona
poco, data la spiccata individualità e la possibilità di giustificare le
proprie scelte con il contesto unico del progetto, per definizione.
-
Procedure definite
e concordate a inizio di ogni progetto - è simile al precedente
con la differenza che si limita al progetto, quindi obbliga il project manager
a seguire le politiche definite a inizio progetto.
-
Procedure di
escalation al livello manageriale superiore - è il più pericoloso
in quanto svilisce la capacità negoziale di due soggetti, i quali affidano la
soluzione ad un terzo.
-
Risoluzione per contatto diretto -
consiste nel confronto diretto dove si cerca una soluzione che può essere
accomodante, come pure può far nascere ulteriori conflitti.
Molti conflitti potrebbero essere evitati
comunicando continuamente gli obiettivi di progetto al team e agli interessati.
Semplicemente perché le persone, se non gli vengono continuamente ricordati gli
obiettivi, se ne possono costruire altri nella propria mente.
Tutti i conflitti hanno una causa ed una fonte. E’
interessante analizzare la relazione tra causa e fonte di ogni combinazione.
Le cause di conflitti possono essere riguardare:
schedulazione, priorità, personale, aspetti tecnici,
procedure, personalità individuale, costi.
Le fonti di conflitto invece sono:
capi funzionali, personale di staff, tra membri del
team, diretto superiore, collaboratori.
Le combinazioni più ricorrenti, secondo
Kerzner, hanno le seguenti intensità di conflittualità:

(fonte: Harold Kerzner - PM A
system Approach to Planning, Scheduling and Controlling)
Questi conflitti quando sorgono vanno risolti nel
modo meno traumatico e solo il project manager può stabilire in base alle
circostanze quale metodo specifico è più conveniente.
I metodo specifici a disposizione del project
manager sono:

(fonte:
Harold Kerzner - PM A system Approach to Planning, Scheduling and Controlling)
La risoluzione dei conflitti può essere influenzata
dai rapporti di forza e dallo stile che il project manager ritiene più efficace
almeno per ridurre gli attriti.
Di solito il project manager dispone di molta
autorità e poco potere, pertanto le soluzioni dei conflitti sono influenzate
anche dalla percezione degli altri del suo ruolo.
Le influenze interpersonali si possono classificare
in base al potere in:
- potere legittimato
– il project manager viene percepito come una chiara emanazione dell’alto
management.
- potere per
riconoscimenti – si ritiene che il project manager direttamente o
indirettamente può influenzare la carriera anche economica di un subordinato.
- potere sanzionatorio
– si ritiene che il project manager possa mettere in atto provvedimenti
disciplinari (basta un allontanamento da un progetto per mettere una persona
in cattiva luce).
- potere per
esperienza – il project manager viene ascoltato perché ritenuto un
esperto della materia.
- potere referente
– le persone sono attratte dal project manager perché ha la capacità di
rasserenare l’ambiente con il suo semplice carisma.
Gli stili meno appropriati sono quelli autoritari,
sanzionatori, mentre hanno la loro efficacia quelli che si possono ricondurre
alle promozioni se il project manager ne ha l’autorità. Secondo
Harold Kerzner, la matrice dei fattori
che influenzano la gestione dei conflitti può essere così rappresentata:

(fonte: Harold Kerzner - PM A
system Approach to Planning, Scheduling and Controlling)
Il bravo Project Manager deve saper convivere con i
conflitti, gestendone il corso con procedure efficaci tipo:
- Raccogliere tutte le informazioni relative
al problema sorto
- Definire un approccio metodologico
- Creare il giusto clima senza generare
ulteriore ansia tra i contendenti.
Bisogna tenere presente che la scelta del modo
specifico di risolvere un conflitto ha sempre delle conseguenze, tra cui:
-
Confronto o collaborazione
– con il confronto face-to-face, deponendo le armi, si può trovare
insieme la giusta soluzione che consente ad entrambi di vincere (win-win).
In questi casi entrambi i contendenti hanno interesse a rafforzarsi,
eliminando al più presto il conflitto, perché sono di pari livello ed in fondo
si stimano reciprocamente. Con la soluzione autonoma ci guadagnano entrambi.
-
Compromesso
– con il compromesso entrambi portano a casa qualcosa, cedendo su altri punti.
E’un particolare risultato del confronto, dove si pratica il concetto del
dout des. Comunque è la situazione dove in qualche modo entrambi i
contendenti perdono (lose-lose).
-
Accomodante
- con questo approccio si cerca di contenere l’emotività puntando sulle
opinioni comuni e accantonando le divergenze. Non risolve necessariamente il
conflitto, ma comporta un abbandono delle ostilità in quanto si intravede una
soluzione possibile. Di solito, questo approccio si sceglie quando il gioco
non vale la candela e quindi risulta più conveniente ristabilire l’armonia.
-
Forzare
- Quando una parte cerca di imporre una soluzione ad un altro,
magari ad un livello molto basso. Se il conflitto viene portato ai livelli
gerarchici superiori, automaticamente si crea un vinto ed un vincitore (win-lose).
Si utilizza quando si è veramente sicuri di essere nel giusto, si vuole
trarre un vantaggio, la posta è alta, è una questione anche di principio, la
decisione è urgente e comunque non si teme per la compromissione dei rapporti
interpersonali.
-
Abbandonare
– è un modo per rinviare il problema anche se a prima vista può
apparire un atto di codardia o di essere poco interessato al problema posto.
Questa scelta è utile quando si sa di non poter vincere, la posta è bassa,
serve prendere tempo, si vuole innervosire il contendente, si vuole restare
neutrali o lasciar decantare il problema, vincendo semplicemente aspettando
(Confucio).
In conclusione le teorie sono molto belle,
purtroppo difficili da praticare senza la necessaria freddezza e un giusto
distacco dalla realtà quotidiana.
Spesso è facile ignorarle perché si è influenzati
maggiormente dal contesto in cui si opera, i rapporti di forza, le relazioni di
dipendenza, il quieto vivere, il carattere impulsivo, le provocazioni,
l’invidia, i ricatti, l’ignoranza, l’incompetenza, la malafede, etc. Insomma,
chi è senza peccato scagli la prima pietra! |