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Il Mestiere di Vivere

Il mestiere di Project Manager

Ognuno nella propria vita vorrebbe svolgere un lavoro interessante, stimolante, ben retribuito, che dia soddisfazioni attraverso riconoscimenti, stima del prossimo, notorietà.

Non tutti hanno la fortuna di avere tali prerogative, a parte l'istruzione scolastica, le opportunità e le conoscenze personali.  Nel caso del mestiere di project manager, le prerogative sono le attitudini a svolgere un lavoro che a volte non ti inserisce tra i professionisti specializzati e al tempo stesso non ti colloca a pieno titolo tra i manager. Questo è almeno ciò che è accaduto fino ad oggi.

Ancora oggi tale ruolo consiste in una posizione temporanea, legata alla durata ed al successo di un progetto. Non è affatto garantito che vi sia  un progetto successivo, pertanto bisogna essere sempre preparati a rientrare nei ranghi per svolgere un qualsiasi altro incarico, magari adeguato al livello di inquadramento raggiunto. Perciò la temporaneità del ruolo non può prevedere un percorso professionale, bensì solo l'opportunità di mettersi in evidenza per essere candidato a condurre progetti più impegnativi, o per assumere nuovi incarichi nell'ambito della gerarchia aziendale, ma anche per essere accantonato in caso di insuccesso del progetto.

Sono sufficienti queste considerazioni per comprendere che il mestiere del project manager dovrebbe essere una competenza generalizzata tra manager e professionisti di un'organizzazione, con qualche garanzia in più.

La mancanza di conoscenza della disciplina da parte dell'alto management costituisce il maggior rischio per un project manager. A volte le decisioni vengono prese sulla base di elementi estranei all'andamento del progetto, ma con opportunismo è facile lasciare intendere che le cause erano nel progetto stesso. Se si ignorano le premesse con le quali nasce un progetto, è un gioco da ragazzi mistificare qualsiasi situazione, enfatizzando o denigrando soltanto alcuni elementi di circostanza.

Ciò non significa che tutti debbano conoscere o studiare intere metodologie, al contrario, basterebbe una conoscenza di base dei principi essenziali da rispettare per rendere il compito del project manager meno gravoso e meno rischioso,  raggiungendo coralmente risultati più soddisfacenti per l'impresa e per le persone. Purtroppo, in certe realtà non è ancora così.

A prescindere se svolgiamo il ruolo di project manager, di un professionista qualsiasi o di direttore generale, dovremmo tutti avere quelle capacità comportamentali necessarie a gestire situazioni conflittuali, emergenze, e qualsiasi evenienza o imprevisto.

In generale, nella nostra vita quotidiana già ci comportiamo così in altre aree. Ad esempio, oggi è raro incontrare una persona che non abbia la patente di guida e che non usi l'automobile. Tra le cose che facciamo con naturalezza almeno due volte al giorno è guidare la propria auto, con ciò non pensiamo minimamente di pretendere di essere considerati "autisti", come lo è un tassista o un camionista. In ogni caso affrontiamo le stesse difficoltà del tassista o del camionista in mezzo al traffico di città o autostradale.

Ecco, in un mondo evoluto, tutti dovrebbero conoscere i principi essenziali per definire, pianificare e condurre un progetto. In un modo o nell'altro le nostre interazioni quotidiane sul mondo del lavoro hanno a che fare con la preparazione di un accordo, che si tramuterà in un contratto e poi in un progetto da eseguire o un servizio da prestare. Non importa se stiamo dalla parte di chi acquista o di che vende, di chi chiede un servizio e di chi presta un servizio. Sebbene con interessi opposti, in entrambi i casi siamo di fronte alle stesse problematiche.

Relazionarsi con un fornitore per il cliente è il lato opposto della stessa medaglia vista da un fornitore di fronte ad un cliente. L'oggetto del contratto, della fornitura o del servizio è lo stesso per entrambi. Quindi, per forza di cose bisogna convergere.

 Come relazionarsi

La corsa contro il tempo è una realtà quotidiana per tutti. Non è più possibile divagare e impiegare dieci mesi per scegliere un fornitore, tanto meno i fornitori possono impiegare mesi a rispondere ad una richiesta di offerta o una gara pubblica.

Certi progetti vengono annunciati in tempi estremamente brevi per cui il personale finisce con il non avere il tempo necessario per studiare accuratamente il contenuto del progetto da proporre in un capitolato di appalto; il personale dei fornitori invitati, di conseguenza si viene a trovare nelle stesse condizioni. Alla fine a fronte di una mezza richiesta, si ottiene una mezza offerta. I contratti che nascono sulla base di definizioni labili, rischiano di avere enormi difficoltà quando entreranno nelle fasi di esecuzione, se non vengono messe in chiaro tutte le assunzioni fatte da una parte e dall'altra.

Mi limito a citare le assunzioni, perchè sono gli elementi più evidenti che se non riscontrate nella realtà, sarà necessario rivedere il contenuto del progetto, con evidente disagio per il fornitore che si è sovra esposto o per il cliente che è stato vago nella definizione delle sue aspettative.

Queste situazioni sono comuni a molti progetti, nonostante le centinaia di pagine di dettagli che si scrivono da una parte e dall'altra.

Una Metodologia di Project Management facilità la definizione delle aree grigie di un progetto, mettendole in evidenza subito e consentendo ad entrambe le parti di prenderne atto, promettendosi di rivederle o essere più precisi in fase di realizzazione.

Questa apparente indeterminatezza, consente alle parti di stabilire un rapporto sano fin dal principio e predispone un dialogo costruttivo durante la realizzazione del progetto. Alla fine, se previsti, i meccanismi per gestire la vaghezza del contenuto di un progetto, possono essere:

  • un prezzo aperto, con una oscillazione percentuale più o meno rispetto ad un prezzo di riferimento;

  • il riconoscimento di un impiego di risorse fino ad una certa quantità, oltre la quale  certo si pagano a consuntivo;

  • la definizione di un prezzo corrispondente ad un certo numero di funzioni, oltre le quali scatta un meccanismo a consuntivo;

  • etc.

Questi meccanismi saranno a beneficio di fornitore e cliente. Insomma, se si invita n fornitore a scommettere su un determinato progetto il rischio che il progetto vada male può dipendere proprio dall'aver nascosto l'indeterminatezza iniziale e poi aver assunto un atteggiamento rigido in fase di esecuzione.

Ruolo del cliente

L'atteggiamento del cliente che crede di aver incastrato il fornitore con un prezzo stracciato per una  mole di lavoro superiore a quella fatta trasparire inizialmente non paga mai.

Il cliente, deve realizzare che un gruppo di persone di un'altra organizzazione sta eseguendo un lavoro in sua sostituzione. In ogni organizzazione ci possono essere situazioni diverse, per cui prendere un lavoro con un margine alto, basso o inesistente può essere una scelta strategica del fornitore. Ma una volta in casa, a meno che non si creino le premesse per una contestazione formale, quel gruppo di persone va rispettato e trattato alla stessa stregua del personale interno. In pratica dovrà partecipare ad inventare una soluzione che persone interne non sono state in grado di fare, non importa per quale motivo.

Il cliente ha il maggiore interesse  a spegnere ogni focolaio di conflitto, a stabilire rapporti trasparenti, mantenendo motivate le persone dell'organizzazione esterna.

Bisogna sempre ricordare che quelle persone gestiscono un certo disagio in quanto vivono quotidianamente le pressioni del proprio management e le traversie della propria azienda, mentre allo stesso tempo si rapportano alle persone del cliente che vivono una realtà del tutto diversa.

Il personale del cliente ha il dovere di non mettere a disagio il personale del fornitore, il quale non deve mai dimenticare di essere ospite.

Ruolo del fornitore

Il fornitore per conto suo, fin dall'inizio, senza risultare invadente, deve conquistare tutti gli spazi che gli consentiranno di realizzare il progetto più agevolmente. Il personale del fornitore non deve sentirsi ghettizzato, ma neanche deve assumere atteggiamenti  cattedratici nei confronti del personale del cliente. E' pacifico che il personale del cliente non abbia le competenze tecniche del team di progetto, di solito composto da personale specialistico di quel determinato settore. E'altrettanto pacifico che il personale del fornitore non conosca le problematiche specifiche dell'ambiente del cliente.

Questi sono i principali motivi di frizione tra i due gruppi a inizio progetto e se non smussati opportunamente dai due responsabili, possono generare una situazione conflittuale gratuita o eccessivi formalismi al punto da impedire il flusso normale del lavoro.

Dopo un periodo di rodaggio il personale del cliente e quello del fornitore familiarizzano e collaborano fattivamente. A volte, tale cooperazione può generare delle amicizie o rapporti di mutua assistenza che tendono ad ignorare la rispettiva appartenenza.

Anche queste situazioni vanno viste con sospetto e gestite evitando il superamento di certe soglie di collaborazioni che potrebbero sfociare in commistioni.

Una delle precauzioni più efficace messa in atto in molti contratti è la clausola di non distrazione del personale. In pratica il contratto impedisce al cliente di fare proposte di lavoro al personale del fornitore per almeno due anni dopo il completamento del progetto.

Un secondo approccio, altrettanto efficace, è quello che adottano le aziende più serie. Per far crescere realmente le proprie persone e per evitare una eccessiva integrazione con l'ambiente di un cliente, le persone vengono assoggettate alla così detta job rotation.

La job rotation è un sistema di spostamento orizzontale o verticale delle persone ogni certo periodo, diciamo  ogni due - tre  anni.

Il momento in cui una persona viene messa in job rotation è molto delicato, perchè, se fatta senza le giuste considerazioni,  può scontentare qualcuno:

  • la persona spostata - perchè non vede vantaggi nella nuova posizione offertagli,

  • il cliente - perchè potrebbe considerarlo come la perdita di una propria risorsa (cosa non vera),

  • il project manager  - perchè potrebbe non gradire il sostituto, magari con meno competenze,

  • il team di progetto - perchè potrebbe doversi far carico delle competenze della persona allontanata.

Se invece l'operazione viene preparata, tutti potrebbero, al contrario, considerare la cosa come un proprio vantaggio.

Considerazioni

Il project manager, al di là delle responsabilità oggettive nella conduzione di un progetto, è sempre responsabile del clima che si instaura tra le persone del team di progetto ed i referenti del cliente. E' compito suo stabilire buoni rapporti, trasparenti e leali e chiarire ogni equivoco dovesse nascere tra le persone. Una situazione conflittuale non giova a nessuno e chi ci rimette di più di solito è il cliente.

Assumere una posizione intransigente verso un fornitore in difficoltà può aggravare la situazione fino a costringerlo a rinunciare. In questi casi il danno per il cliente è maggiore. In pratica gli resta solo la soddisfazione del principio, ma in sostanza accumula un altro progetto fallito. La scelta del fornitore è una parte essenziale del progetto. In pratica è come un matrimonio. Con la separazione o il divorzio si rimedia soltanto ad un progetto di vita impostato o condotto semplicemente male.

L'interruzione di un progetto per inadempienza del fornitore costituisce per il cliente una immane sciagura. Il project manager se ha svolto bene il suo lavoro, dispone di tutti gli strumenti per giustificare formalmente il suo operato, ma in ogni caso il suo nome viene associato ad un progetto fallito. Il fallimento potrebbe essere stato causato proprio dalla mancata gestione appropriata dei conflitti.

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"Siamo Uomini o Caporali"  è una celebre frase di Totò

 

 ultimo aggiornamento: 11-Oct-2010