Il Project Management: Scienza,
Arte o Mestiere?
Definizioni
Un progetto è il
sogno
di uno Sponsor, affidato ad un
Project Manager, il quale definisce
chiaramente il contenuto del sogno,
effettua le stime dell’impegno,
dei costi e della
durata e lo realizza insieme alle
risorse necessarie.
Il sogno si realizza se alla
fine tutti sono soddisfatti: il sogno è diventato realtà, le stime sono
risultate valide, il risultato è stato di qualità.
Questa definizione romantica si
contrappone alla miriade di definizioni che esistono in letteratura, a
dimostrazione che c’è una infinità di aspetti da considerare prima di
classificare un progetto.
Ecco alcune definizioni di
autorevoli studiosi della gestione dei progetti:
|
Lewis |
“A project is a multitask job that has performance, cost, time and scope
requirements and that is done only one time” |
|
Juran |
“A project is a problem scheduled for solution” |
|
Wideman |
“The art of directing and coordinating human and material resources to
achieve stated objectives within the limits of time, budget, and client
satisfaction” |
|
Bibby |
“The art of making things happen” |
|
Patel &Morris |
“The discipline of managing project successfully” |
|
PMBOK |
“The application of knowledge, skills, tools, and techniques to project
activities to meet the project requirements” |
|
Mochal |
“Projects are not routine,……”
|
Alla base di tutte queste
definizioni c’è la convinzione che qualcuno deve aver avuto una idea e qualcun
altro la dovrà realizzare, in un determinato contesto. Se per qualcuno un
progetto è un “sogno”, per qualcun altro è una
“scommessa”.
Il
project manager che accetta di realizzare un progetto, in realtà
scommette sul suo successo e, se accetta, si attiva per ridurre le probabilità
di insuccesso attuando tutti gli accorgimenti a lui noti.
La gestione di un progetto
comporta una responsabilità circoscritta ad un budget in termini di costi,
tempi, risorse e contenuti. Un progetto è da considerare fallito quando non
rispetta uno di questi elementi.
Molte persone si sono trovate a
gestire progetti complessi senza le necessarie conoscenze e solo alla fine si
sono rese conto che potevano fare molto meglio, soltanto rispettando o esigendo
l’applicazione di un minimo di regole.
Uno studio dello
Standish Group dimostra che in America, in
un anno, solo il 17% dei progetti si è concluso regolarmente, il 50% è stato
modificato, ed il rimanente 33% è stato cancellato. Ciò significa che l’83%
dei progetti è tuttora a rischio. Non si hanno notizie dei manager di quel
33% di progetti cancellati.
Per invertire questa tendenza è
necessario intervenire sulla cultura aziendale in modo incisivo. L’imprenditore
che naviga a vista, oggi lo fa a suo rischio e pericolo. Imporre le condizioni
ad un progetto ambizioso, senza averlo sottoposto a processi di definizione,
stima e pianificazione non è più accettabile. L’intuito imprenditoriale non può
sostituirsi alle conoscenza ed all’esperienza, visti i risultati appena esposti.
La crescente concorrenza in
tutti i settori mette le aziende di fronte al bisogno di contenere i costi e di
ridurre i tempi di realizzazione dei progetti. Ciò si traduce nel bisogno di
Project Management, cioè nell’affidare i propri progetti a professionisti con
provata esperienza e con le opportune conoscenze di processi tecniche e approcci
metodologici per definire un progetto e controllarne l’esecuzione.
Ogni azienda esprime la cultura
del suo personale in funzione del consenso creato su processi e procedure
riguardanti il semplice comportamento in pubblico o l’approccio comune da
utilizzare nell’affrontare qualsiasi attività: una vendita, un servizio, una
fornitura, una semplice risposta al telefono.
Le regole scritte o tramandate
oralmente costituiscono il bagaglio culturale di un’associazione di persone,
parte integrante della storia di un’azienda, ed anche frutto della formazione
sistematica sui nuovi approcci metodologici proposti dalla direzione e condivisi
da tutto il personale.
Una metodologia che non
incontra il favore del personale è solo un pezzo di carta.
Arricchire la propria biblioteca con saggi e trattati di personaggi autorevoli,
senza trasferirne il contenuto al personale, ai vari livelli, è solo
un’operazione di facciata che non porta da nessuna parte.
In sostanza la cultura
aziendale non è soltanto la conoscenza, magari elevata di pochi, ma è
soprattutto la condivisione metodi e procedure adottate con cognizione di causa
e continuamente migliorate dai suggerimenti di tutto il personale.
Il realtà, senza saperlo, tutti
utilizziamo già delle metodologie. Chi crede di non utilizzare una metodologia,
in realtà ne utilizza una molto debole ed informale e magari non condivisa dai
propri colleghi.
Le metodologie di project
management tendono a classificare i vari processi necessari per definire e
controllare un progetto. Esse sono molto simili fra loro e cercano di definire
una professione manageriale condivisibile che assuma pari dignità con le altre.
La gestione dei progetti comporta una trasversalità per cui, nel suo piccolo, è
da paragonare alla direzione generale di una piccola impresa. Un progetto può
presentare tutti gli aspetti di una piccola impresa, dove per i processi di
carattere generale si avvale delle strutture aziendali, paragonabili ad un
qualsiasi outsourcing dal punto di vista del progetto.
Le competenze che bisogna
sviluppare sono variegate e, senza scomodare le competenze della direzione
generale, un vero project manager per raggiungere la certificazione PMP deve
essere in grado di rispondere a 200 domande distribuite tra le varie nelle
seguenti percentuali:
|
Avvio
del progetto |
8.5% |
|
Pianificazione del lavoro |
23.5% |
|
Esecuzione del progetto |
23.5% |
|
Controllo del progetto |
23% |
|
Chiusura del progetto |
7% |
|
Assunzione di responsabilità |
14.5% |
Mentre
può apparire ovvio il peso attribuito a pianificazione, esecuzione e controllo,
non è altrettanta scontata, presso le aziende, l’attenzione alle responsabilità
del project manager. Pertanto ogni project manager deve imparare a conoscere
cosa sta maneggiando, prima che gli esploda tra le mani.
Cosa è la
gestione progetti?
- Non è proprio una
scienza in quanto, anche in presenza di processi ben definiti e
procedure stabilite a priori, resta sempre un’area di incertezza, dovuta a
persone, circostanze e ambiente. In parte lo è, perché confida su procedure
e processi collaudati e ripetibili.
- E’ un’arte in
quanto chi la pratica deve impiegare tutta la sua flessibilità e creatività
per governare correttamente processi, budget e tempi ed in particolare le
persone.
- E’ un mestiere
in quanto, oltre allo studio teorico, occorre tanta esperienza sul campo. Non
a caso il Project Management Institute pone come prerequisito alla
certificazione un notevole numero di ore di esperienza (solo 35 ore di
formazione e ben 4.500 o 7.500 ore di esperienza verificabile).
Ad ogni modo, al di là della
collocazione tra le scienze, le arti o i mestieri, ciò che conta è come eseguire
i progetti e quali approcci hanno più probabilità di successo. L’esperienza
del project manager è un fattore fondamentale per il conseguimento di
risultati positivi, in quanto ogni progetto è unico e può dare esiti diversi. Di
solito è proprio il project manager a fare la differenza: può trovare
delle strade che aggirino ostacoli insormontabili per altri, così come può
determinare la necessità di interrompere un progetto o di modificarlo, perché
non ha più senso perseguire l’obiettivo originale.
Tale capacità protegge gli
investimenti dell’azienda e la carriera del project manager stesso.
Senza fasciarsi troppo la
testa, occorre avere un approccio pragmatico nella gestione dei progetti. Gli
attori di un progetto possono essere tantissimi e spesso con interessi
divergenti.
Conciliare gli interessi di
tutti richiede molte conoscenze tecniche unite ad una elevata capacità di
correlarsi con le persone a tutti i livelli. Molti contrasti nella gestione dei
progetti riguardano come vengono presentati i problemi piuttosto che il
contenuto del problema stesso.
Le conoscenze tecniche in
termini di approccio metodologico possono essere acquisite attraverso una
metodologia, tra quelle esistenti sul mercato. Se ne può anche creare una
propria, ma i tempi per vederla consolidata fanno scartare questa ipotesi, anche
perché alla fine sarà simile ad una già esistente. Forse vale la pena lavorare
su una metodologia esistente, migliorandola ed adattandola alle proprie esigenze
con modifiche oculate, senza comprometterne i principi di base.
Principi del
processo TenStep
Per la metodologia TenStep,
tutto ciò che non è routine è un progetto.
Qualsiasi lavoro, di qualsiasi dimensione può essere gestito come un progetto.
Un progetto è caratterizzato da: inizio, fine, durata, contenuto, risorse
limitate, budget limitato ed un preciso risultato finale. La metodologia
suggerisce come essere un buon project manager, con un approccio per passi
successivi: dai concetti di base fino alla massima sofisticazione. La filosofia
è:
“grande
metodologia per grandi progetti, piccola metodologia per piccoli progetti™
“.
La metodologia TenStep
rispetta sempre questa massima. Infatti ogni passo descrive separatamente i
processi in base alle dimensioni dei progetti: piccoli, medi e grandi. Un’altra
caratteristica da evidenziare è che ogni passo viene descritto in base:
- Processi
- Tecniche
- Deliverable
- Attività aggiuntive
Il tutto è affiancato da una
serie di esempi pratici e delle template pronte all’uso. Tutto ciò è pubblico.
Esistono inoltre una serie di
librerie, accessibili su licenza, per ogni tipo di approfondimento e per
organizzare le sessioni di formazione sui vari passi.
La metodologia è strutturata
in dieci passi, i primi due per definire e pianificare, gli altri otto per
gestire e controllare il lavoro. Essi sono: Definizione del lavoro, Sviluppare
il piano di lavoro, Gestire il piano di lavoro, Gestire i problemi, Gestire il
contenuto, Gestire la comunicazione, Gestire il rischio, Gestire i documenti,
Gestire la qualità, Gestire le metriche.
I dieci passi
della Metodologia TenStep
La metodologia TenStep in dieci
passi descrive un approccio sistematico alla gestione di qualsiasi progetto. I
processi sono più rigorosi e più strutturati al crescere delle dimensione del
progetto. In certe circostanze suggerisce di dividere il progetto in tanti
progetti più piccoli per gestirli come programma.
Questa esigenza può essere dettata dalle dimensioni del progetto, dalla sua
durata o dalla carenza di informazioni iniziali. Ad esempio, se le stime della
seconda parte di un progetto dipendono da uno studio di fattibilità da
realizzare nel progetto stesso, tanto vale definire due progetti: il primo per
lo studio di fattibilità ed il secondo per il progetto di realizzazione. In
questo modo il secondo progetto beneficiando delle deliverable del primo, può
essere pianificato senza troppe incertezze o stime approssimative.
Non necessariamente tutti i
passi della metodologia si applicano a tutti i progetti, come pure non esiste
nessun obbligo di sequenzialità tranne che tra primo e secondo gruppo di
processi.
Il primo gruppo comprende:
-
Definizione
del lavoro.
Il project manager definisce in dettaglio il lavoro per accertarsi che il team
di progetto ed il cliente abbiano la stessa percezione del progetto, compreso
ciò che viene rilasciato e ciò che non viene rilasciato, quanto costa, chi
eseguirà il lavoro, come il lavoro sarà fatto e quali saranno i benefici.
-
Sviluppo del
piano di lavoro.
Viene creato il piano di lavoro. Il piano è uno strumento vitale per
assicurarsi che il team di lavoro sappia cosa deve fare ed entro quali tempi.
Questi due processi sono uno a
supporto dell’altro. Infatti non è possibile completare la definizione del
progetto, senza la pianificazione, come pure non è possibile completare la
pianificazione senza conoscere il contenuto del progetto. Questi due processi
rispondono all’intento o sogno (goal) dello
Sponsor, traducendolo in fatti e numeri. Il desiderata dello Sponsor viene
trasformato in obiettivi di uno o più progetti con attività, impegni, durate e
costi. Gli oggetti tangibili del progetto saranno le deliverable, che dovranno
essere realizzate, sulla base della pianificazione, dalle risorse definite nel
piano entro impegni e costi stimati. Le prime due deliverable del progetto sono
proprio la definizione e la
pianificazione del progetto.
Il secondo gruppo di processi
comprende:
- Gestione del piano
di lavoro. Consiste nella verifica periodica dello stato di
avanzamento del progetto. Il piano deve essere tenuto aggiornato in modo da
evidenziare sempre il lavoro fatto e quello rimanente. La gestione del piano,
apparentemente contabile, è fortemente corroborata dall’attivazione dei
rimanenti processi.
- Gestione dei
problemi. Esistono problemi che il team di progetto non può
risolvere senza l’intervento di un’entità esterna. La gestione dei rapporti
con le entità esterne rappresenta il fulcro centrale dei processi TenStep e
tutti i project manager dovrebbero conoscerla.
- Gestione del
contenuto. Il contenuto rappresenta il perimetro o l’ambito del
progetto. Il contenuto va concordato prima dell’avvio del progetto tra sponsor
e project manager. Lo scopo della gestione del contenuto è far approvare ogni
modifica al contenuto iniziale dallo sponsor e dal project manager.
- Gestione della
comunicazione. La comunicazione nell’ambito di un progetto è un
fattore critico di successo per gestire le aspettative del cliente e degli
stakeholder.
- Gestione del rischio.
I rischi sono eventi futuri, fuori dal controllo del team di progetto, che
possono avere un impatto negativo sul progetto. L’arte dei bravi project
manager consiste nel risolvere i potenziali problemi prima che accadano.
- Gestione della
documentazione. Consiste nel condividere e conservare i documenti
di un progetto secondo un piano definito all’inizio del progetto per evitare
il caos verso la fine.
- Gestione della
qualità. Consiste nel definire e comprendere le aspettative del
cliente in termini di qualità definendone i criteri per misurarla.
- Gestione delle
metriche. Le metriche servono a raccogliere dati quantitativi a
supporto delle decisioni e possono essere indice dello stato di salute del
progetto. Le metriche forniscono i trend del progetto.
Il bravo project manager si
muove tra queste conoscenze con disinvoltura, migliorando ogni giorno i processi
che mostrano limiti. La capacità consiste nel curare sistematicamente i rapporti
con i vari attori di un progetto, nei vari ruoli, come: cliente, project
manager del cliente, capi funzionali, program manager, direttore di progetto,
altri project manager, team di progetto, sponsor, delegato dello sponsor,
stakeholder, comitato esecutivo, fornitori, venditori, utenti, autorità, etc.
Mantenere informati e coinvolti, al giusto livello, questi attori consente al
project manager di evitare qualsiasi problema nel caso il progetto dovesse andar
male per qualsiasi motivo estraneo all’operato del team.
Considerazioni
Nonostante tutto, la
professione del project manager è una professione emergente. Il periodo
congiunturale richiede molta attenzione ai costi, ma chi pensa ancora che la
gestione dei progetti sia un lusso, si sbaglia.
Il project management è un
bisogno reale delle aziende che vogliono competere.
Il professor
Harold Kerzner nella prefazione al suo libro
Project management –
a system approach to planning, scheduling, and controlling
afferma:
“…Project
management once considered nice to have, is now recognized as a necessity.
Organizations that where opponents of project management are now
advocates….”.
Ciò significa che non è mai
troppo tardi per allineare la propria azienda a principi basilari per la
gestione di qualsiasi attività. Il ritorno degli investimenti è facilmente
intuibile, anche se difficile da misurare in termini quantitativi.
In realtà il project
management è sempre esistito in varie forme. Dargli la dignità di una
professione indipendente significa riconoscere il suo valore aggiunto. Forse
presso le grandi multinazionali non è una novità, anzi sarebbe molto grave se lo
fosse, ma per la piccola e media industria il project management è un bisogno
primario.
Se la professione di Project
Manager è una scienza o un’arte dipende solo dai nostri punti di vista e dal
nostro bagaglio culturale. Sicuramente è un mestiere che richiede impegno e
capacità interpersonali notevoli, ma sicuramente può dare ancora molte
soddisfazioni.
La spinta alle certificazioni
favorirà l’introduzione di metodologie, come quella TenStep, perché esse
caratterizzeranno i professionisti preparati ed allineati allo standard dettato
dal PMI (Project Management Institute). Tali certificazioni garantiranno
le aziende che vorranno affidare i loro progetti a consulenti, liberi
professionisti indipendenti, ma con competenze comuni. |