La
Qualità Concreta
La qualità è una percezione
soggettiva del valore attribuito a qualcosa rispetto ad una valutazione
precedente.
Da
questa definizione discende che la qualità non esiste, ma è una nostra
percezione applicabile a qualsiasi
situazione.
La
metodologia TenStep dice testualmente:
“La
Qualità viene definita dal cliente e rappresenta quanto il progetto e le
deliverable si avvicinano alle aspettative ed ai requisiti formulati dal
cliente…. A volte c'è la tendenza a pensare che 'Qualità'
significhi il miglior materiale, il miglior macchinario e assolutamente zero
difetti. Invece, in molti casi, il cliente non si aspetta e non si può
permettere, una soluzione perfetta.”
Se consideriamo che ogni
transazione coinvolge sempre due attori: il cliente ed il fornitore, possiamo
affermare che la qualità è ovunque la vogliamo vedere a disposizione dei clienti
o utenti di servizi, e resta sempre una valutazione soggettiva.
Per uscire da questa
soggettività, bisogna adottare approcci di misurazioni e confronti sistematici
in modo da percepire correttamente le variazioni di un trend, in positivo o in
negativo. Il sistema di qualità, spesso viene visto come un servizio di
spionaggio interno all'azienda, mentre dovrebbe essere soltanto uno stimolo al
miglioramento continuo.
Abbiamo vissuto un ventennio improntato alla
qualità totale con risultati molto discutibili. Spesso ci si è accaniti nella
cura della forma, trascurando completamente la sostanza. La burocratizzazione
delle ispezioni ha reso sterile l'effetto del sistema di qualità anche nelle
organizzazioni sedicenti più evolute.
Il sistema di qualità che si
preoccupa di misurare i risultati del sistema di qualità, in termini di
ispezioni fatte e non di miglioramenti prodotti, è un classico della distorsione
causata dagli stessi addetti ai lavori.
Qualcuno ha volutamente confuso le ispezioni
di "Quality Assurance" con quelle di "Quality
Control", ignorando la valenza della seconda. L'Assurance
dovrebbe preoccuparsi di verificare la qualità dei processi utilizzati per
gestire il progetto. La Control dovrebbe
dedicarsi alla verifica dei risultati prodotti, in termini di oggetti
consegnabili (deliverable).
Gli addetti ai lavori cominciano ad ammettere la
sostanziale differenza tra una certificazione ed il valore effettivo della
qualità. Qualcuno critica la qualità della vita prodotta dalle tecnologie. Si
parla di etica, di responsabilità sociale e bilancio sociale integrato. Questi
sono tutti segnali positivi che i project manager ed i professionisti della
qualità devono prendere in considerazione, per svolgere correttamente il
proprio ruolo.
Diventa sempre più evidente che bisogna essere
concreti e guardare ai risultati e non alla combinazione dei colori in un
grafico (un problema solo soggettivo).
Il modesto messaggio che vorrei dare ai
professionisti della qualità, ma anche ai project manager è del tipo -
Smettiamola di confondere la patente di guida con il viaggiare.
Con la patente si assume che tutti conoscano il codice della strada, per cui
possiamo muoverci, ogni giorno, per svago o per lavoro senza minimamente pensare
più alla scuola guida o all’esaminatore che ci ha dato la patente.
Se per strada, qualcuno
invoca chi ci ha dato la patente per rimproverarci qualche distrazione: “Ma
chi ti ha dato la patente!…”, è fisiologico.
Quando accadono incidenti per errori umani, difetti
delle vetture, strade dissestate, cattivo tempo, etc, tutti gestiamo il
sinistro con tutti i supporti disponibili, ma senza coinvolgere la scuola guida
o chi ci ha dato la patente. Ogni incidente o scampato pericolo ci insegna
qualcosa ed ogni volta nel nostro cervello rivediamo qualche regola o processo
di comportamento.
Ultimamente sono diminuiti gli incidenti stradali
grazie a sanzioni più severe e la patente a punti. E' un fatto molto positivo,
ma è anche indice che per migliorare il comportamento delle masse, servono
regole chiare, incentivi, penalità.
Il sistema di qualità è simile ad una patente a
punti che tutti dovremmo salvaguardare per il nostro bene.
Un sistema di qualità concreto dovrebbe produrre
comportamenti corretti non per la paura delle sanzioni, ma per l'incentivazione
al miglioramento continuo. Il miglioramento continuo dovrebbe essere basato su
un sistema premiante in modo che tutti possano essere invogliati a partecipare,
invece di nascondersi come spesso accade.
Un sistema di qualità che si auto-celebra non serve
a nessuno, è solo un costo per l'impresa ed un fastidio per i lavoratori. Un
sistema di qualità che incita tutta la struttura a migliorarsi produce valore e
viene gradualmente accettato da tutti.
Se è vero che tutti vorremmo una vita di qualità,
ammesso che è possibile per tutti, allora dobbiamo soltanto assumere i
comportamenti giusti sul lavoro, per strada, in casa e ovunque siamo chiamati a
dare un esempio. Ciò sarebbe già motivo di soddisfazione personale, se poi
esistesse anche qualche incentivo economico, le cose non potrebbero che
migliorare.
Di recente ho incontrato due studi di grande valore
che in modo diametralmente opposto cercano di determinare il valore della
qualità.
-
Il primo è un
saggio del professor Alessandro Nova dell’Università Bocconi, intitolato: “Qualità
è valore – gli aspetti economici della qualità”, edito da
http://www.egeaonline.it. L'analisi
su circa 10.000 aziende certificate offre uno spaccato per fatturato,
popolazione, attività economica, classi dimensionali (piccole, medie e
grandi), zone geografiche, attività economica, etc. Emerge che non sempre la
certificazione in se stessa determina valore, però produce sicuramente una
certa sensibilizzazione al miglioramento. L'approccio è puramente statistico e
limitandosi all'aspetto finanziario non può giustificare i risultati in tutti
i contesti.
-
Il secondo lavoro è
uno studio su come ridurre il costo della mala sanità americana attraverso gli
acquisti, dal titolo: Reducing the Cost of
Poor-Quality Health Care through Responsible Purchasing Leadership,
consultabile (registrandosi) al link PPNEW04 del sito di
Juran Institute. Lo studio quantifica il costo
della cattiva qualità in termini di vite umane, di sprechi e di liti
giudiziarie. Applica interamente il metodo sei-sigma e propone un approccio
sistematico per migliorare i risultati. Tutto si basa su incentivi e
informazione che insieme dovrebbero produrre il massimo coinvolgimento di
operatori e utenti della sanità. Ricordo che
sei-sigma è uno dei più completi metodi per combattere la
difettosità dei processi; lavorare in sei-sigma significa contenere la
difettosità a 3,4 casi per milione di opportunità.
Ciò che la lettura dei due studi insegna è che la
statistica può far emergere i problemi, ma non è in grado di risolverli, può al
massimo aiutare a capirli. Un problema di qualità insufficiente o scadente va
affrontato con progetti seri, coinvolgendo tutti gli attori e motivando le
persone a migliorarsi quotidianamente, spontaneamente e non in modo coatto.
Questo è il motivo per cui mi piacerebbe che d'ora
in poi si smettesse di parlare di qualità totale e
ci dedicassimo alla Qualità Concreta.