Traguardando i prossimi 5 anni
con gli occhi di Russell Archibald, lo
scenario più probabile è il seguente:
-
I progetti esistono ed
esisteranno in ogni tipo di impresa umana. I progetti sono impegni unici e
complessi che creano nuovi prodotti, servizi o che pongono rimedio ad un
disastro naturale o causato dall’uomo. I progetti hanno una data di inizio ed
una data di fine con in mezzo una serie di fasi che rappresentano il ciclo di
vita del progetto.
-
La disciplina del project
management si è evoluta perché i principi tradizionali ed i metodi di gestione
dell’era industriale (validi per le attività ripetitive), non sono adatti alla
pianificazione, al controllo ed alla gestione di progetti, programmi o
portafogli di progetti. I progetti si compongono di più attività che
richiedono diverse competenze dell’organizzazione tradizionale. I progetti
sono impegni temporanei con una durata predefinita, che non garantisce la
stabilità dell’occupazione per le persone coinvolte nel progetto.
La sfida consiste nel realizzare i progetti nei tempi e
nei costi stabiliti, sviluppando la giusta stabilità degli specialisti
necessari a realizzare il progetto.
-
La differenza rispetto alla
tradizionale organizzazione funzionale consiste nel distribuire specifiche
responsabilità a nuove figure professionali essenziali per la realizzazione di
qualsiasi progetto (General Manager, Comitato Esecutivo, Project Manager,
Program manager, Sponsor di progetto, Project Manager Office, Specialisti,
Functional Manager, Project Leader, ecc.). Si va verso la cosiddetta “organizzazione
piatta”.
-
Un programma di progetti
rappresenta un impegno a lunga scadenza dove il Program Manager è responsabile
di coordinare la fasatura dei vari progetti dando le opportune direttive
concordate con lo Sponsor del programma.
-
Sviluppare e dirigere ogni
team di progetto, compreso i manager multifunzionali e gli specialisti
significa creare un piano, eseguire e gestire il progetto o programma di
progetti.
-
L’evoluzione della disciplina
del project management in un’organizzazione complessa determina una matrice
di responsabilità più o meno forte in base al livello di autorità che si
concede ai singoli Project Manager.
In sostanza siamo di fronte ad
una nuova distribuzione del potere nell’ambito dell’impresa, cosa non facile da
far accettare a chi ha visto prosperare la propria impresa con metodi
tradizionali ed ancora non vede i pericoli dei nuovi modelli imposti dalla
globalizzazione.
Recentemente, per rendere
efficace la gestione dei progetti, sono diventati popolari dei modelli di
maturità per valutare il posizionamento di una determinata organizzazione,
individuando i potenziali punti di intervento. Esistono una trentina di modelli
di maturità sul mercato, tutti con lo scopo di:
-
Valutare lo stato corrente di
un’organizzazione (assessment)
-
Istruire e formare il personale
coinvolto nella gestione di progetti,
-
Consentire il miglioramento
continuo dell’organizzazione e del personale.
-
Il
PMI propone il proprio modello denominato
OPM3 (Organizational Project
Management Maturità Model), sviluppato in 5 anni da circa 200 volontari,
basato sul proprio schema di riferimento contenuto nel
PMbok e consistente in quattro livelli
(standardizzazione, misurazione, controllo, miglioramento continuo). Il
PMI si aspetta che nei prossimi 5 anni il
modello OPM3 diventi uno standard di fatto per le organizzazioni intenzionate
a progredire nella formazione dei propri Project
Manager.
-
Il
Gruppo APM sta facendo una cosa analoga
per le organizzazioni governative del Regno Unito,
costruendo il modello, denominato OGC
(Office of Governement Commerce), sulla base dei principi della
metodologia Prince2.
-
In Giappone l’ENAA
(Engineering Advancement Association of Japan) sta sviluppando una cosa
simile, denominata P2M (Project and
Program Managemet).
Uno dei padri del Project
Management è sicuramente Russell D. Archibald,
uno dei fondatori del PMI, con circa 50 anni di esperienza nel project
management, un ingegnere con diversi titoli come APM/IPMA, MSc e PMP, e che fa
parte della lista Who's Who in the World, un privilegio riservato a pochi
studiosi di valore.
Nel convegno organizzato dal PMI
a Roma nello scorso giugno, Archibald ha enfatizzando il bisogno di
classificare i progetti il più possibile per categorie basate su dimensioni e
risultati, oltre che per settore di industria. Confermando il ruolo che si
attribuisce oggi al project manager, Archibald ha sostenuto che la discussione
sul ruolo "disciplina di
Management o Professione" purtroppo non avrà
fine.
Il Project Management è una "core
competency" di ogni executive, ed è da considerare un subset della
Direzione Generale. I modelli di ciclo di vita proposti sono tanti, ma in
sostanza quelli tradizionali (waterfall e prototyping) difficilmente
saranno scalzati. Il project management sarà molto più legato alla gestione del
portafoglio progetti, e i project manager presteranno molta più attenzione ai
profitti. Nei prossimi 5 anni vi sarà molta più enfasi per il Project Management
Office (PMO) e per il ciclo di vita di prodotti e progetti.
Project
Management e Direzione Generale tenderanno a fondersi. Le metodologie,
basate su modelli di maturità tipo OPM3 di PMI, Prince2 e P2M, si diffonderanno
velocemente e saranno tradotte in almeno otto - dieci lingue. La disciplina del
project management sarà conosciuta ed applicata dai manager a tutti i livelli,
anche se, a suo parere, non sarà obbligatoria un'abilitazione governativa. Per
gestire i progetti di portata internazionale, bisognerà tener conto delle
differenze culturali ed economiche dei paesi in via di sviluppo; poche
metodologie tradotte in più lingue faciliteranno questo compito. La differenza
la faranno ancora le certificazioni e la classificazione dei progetti in base ai
risultati. L’autorevole parere di Archibald
è sintetizzato nelle seguenti righe, pubblicate su
www.pmforum.org nel corso del 2004:
THE 'PROFESSION' OF PROJECT MANAGEMENT
Is
this a management discipline or a true profession?
There is continuing discussion within the
PM community of practitioners, consultants, teachers, trainers, authors,
researchers, editors, publishers, software vendors, and the associations that
have taken charge of the several PM bodies of knowledge, certification,
accreditation, standards development, ethics, and PM maturity model development
and application, regarding whether or not PM is or will ever be a true
‘profession.'
"Contrary to 'PM as a Profession', I have
recently come to the conclusion that project management must now be understood
and promoted as a ‘core competency for every executive in every organization’.
The direction our ‘profession’ must now take, in my opinion, is to show that the
benefits of professional PM are so profound and wide spread that they should be
embraced by every professional, every executive and every organization.
Management by projects is no longer a choice but a practical reality in a
competitive world. Enterprise PM and Portfolio PM are simply steps toward a more
mature and more profitable enterprise.
To survive and/or to prosper, every
executive must understand how to organize, plan and complete projects. These
opinions are based on my research and thinking during the development of two
recent papers (for Russia/IPMA in June and the IPMI in Ireland) on the subject
of how ‘modern project management makes money’ for professionals, project
managers, program managers, CEOs and organizations. It is the bottom line and,
in my opinion, overwhelming logic. (Pells, 2003).
…….. “While I believe that PM should be
embraced and used by all executives and organizations, it will also be a ‘career
path’ for many individuals and certainly in very projectized industries such as
construction, energy, petrochemicals, aerospace, defense and other
engineering-based endeavors. Membership in PM professional societies will be a
requirement for those actively involved in PM, but also useful as sources of
education and information for the much broader set of professionals and
executives who must understand PM but who may not be managing projects
themselves. In addition, PM should also be recognized as a great training and
proving ground for future CEOs because of the broad range of functional and
stakeholder issues that a PM on any large or mission-critical project must
cover” (Pells 2003).
……….
David Curling has expressed a
similar opinion, recently saying that "I wrote on the 'Globalization of the
Project Management Profession and presented the paper to PMI in Chicago [in
1998] and to some local PM organizations. Most were horrified when I declared
that PM was not a profession but a business discipline and I had some difficulty
in seeing that it would ever become a profession. That is, I felt that project
management was simply a sub set of general management and there was little
probability of ‘General Management’ becoming a ‘legally based profession’”
(Curling 2003).
Roberto Morales [2003], Dean of the
National University of Engineering in Peru, captured the essence of this current
thinking when he recently stated that "Project management is a way of life for
all professionals."
Secondo
Archibald “gestire i lavori per progetti non è più
una scelta ma una realtà pratica in un mondo competitivo”.
Archibald nei suoi scritti
riporta anche il parere di autorevoli suoi colleghi, a dimostrazione che la tesi
è condivisa e sostenibile.
Infatti
David Curling e
Roberto Morales, mentre confermano che non
è il caso di pensare al Project Manager come ad una professione legale,
sostengono con chiarezza che la disciplina deve essere conosciuta dall’intera
organizzazione di una impresa perché:
-
Il project management è un
subset del General Management (Curling)
-
Il project management è uno
stile di vita per tutti i professionisti (Morales).
In sintesi, tra le previsioni di
Archibald per i prossimi 5 anni troviamo che:
-
La disciplina del project
management sarà indispensabile a tutte le imprese che competono.
-
Non vi saranno grandi
cambiamenti sul contenuto della disciplina.
-
La strategia e la gestione
progetti saranno accomunate dalle pratiche di gestione del portafoglio
progetti.
-
Il project management
investirà l’intero ciclo di vita di ogni progetto dal concepimento (idea) alla
realizzazione del prodotto o servizio.
-
Si continueranno a scoprire
nuove aree di applicazione della disciplina.
-
la disciplina si fonderà con
altre aree manageriali e diventerà una importante area di responsabilità, tipo
la gestione finanziaria di oggi (ogni manager gestisce la sua parte di
budget).
-
I modelli di maturità di
riferimento diventeranno: OPM3 del PMI,
P2M dei Giapponesi e l’OGC degli
Inglesi. Questi modelli saranno trasferiti in metodologie tradotte in almeno
8-10 lingue.
-
Le certificazioni degli
individui saranno basate maggiormente su:
-
le competenze dimostrate,
-
le specifiche aree di
applicazioni o particolari categorie di progetti,
-
ricompense a vari livelli,
-
dimostrata capacità di
gestire realmente un progetto per gli avanzamenti in carriera,
-
Non esisteranno
riconoscimenti legali almeno fino al 2008,
-
Sarà necessaria una specifica
formazione per assumere certe responsabilità nell’ambito della gestione dei
progetti,
-
Sarà molto diffuso l’utilizzo
della gestione del portafoglio progetti,
-
Sarà stabilito un criterio di
classificazione dei progetti, riconosciuto da tutte le associazioni,
-
Saranno avviate ricerche per
singola categoria di progetti,
-
Le certificazioni saranno
basate sulle specifiche categorie dei progetti.
-
Entro i prossimi 5 anni:
-
il project management sarà
utilizzato in tutte le aree impegno del genere umano,
-
le informazioni di controllo
dei progetti saranno integrate con le informazioni del controllo di
gestione,
-
il software per la gestione
dei progetti sarà specializzato in base alle classificazioni dei progetti,
-
saranno utilizzati
diffusamente software basati su WEB,
-
il software per il PM
diventerà un’industria matura.
-
Si passerà al concetto di team
virtuale e le riunioni saranno prevalentemente via tele-conferenza.
-
I project manager
comprenderanno l’importanza del “team building” e della “leadership”.
-
Il project management avrà
maggiori difficoltà a penetrare nei paesi dell’area africana per le molte
differenze economiche e culturali. Le assunzioni della disciplina del PM non
sono valide per tutte le culture.
Il processo di
industrializzazione della formazione sulla disciplina del project management è
in corso anche in Italia. La maggior parte delle aziende del settore, anche se
di modeste dimensioni, basano la propria offerta formativa su esperienze locali
o su metodologie prevalentemente americane o inglesi.
Perciò non esiste una vera
identità nazionale sulla disciplina, bensì una forte dipendenza dalla
letteratura internazionale. Ciò conferma, quanto affermato all’inizio e cioè
che la disciplina del project management è un fenomeno a carattere
internazionale, per il semplice fatto che si tratta di “conoscenza”
priva di limiti temporali e spaziali.
Molti
operatori del settore hanno confezionato un proprio approccio professionale e lo
propongono nell’ambito di consulenze e attività di formazione. Proprio per
questo motivo non è facile fare una mappa degli operatori italiani, senza prima
stabilire dei criteri di selezione. Ad esempio, molte Università Italiane hanno
introdotto lo studio della disciplina nell’ambito di Master o regolari corsi
di studio. Sarebbe interessante verificare la fonte a cui attingono i titolari
delle varie cattedre, oltre alle personali esperienze.
In questo
panorama, TenStep Italia è da
considerare un fenomeno unico in quanto propone esplicitamente l’adozione di una
metodologia allineata allo schema di riferimento del PMI e sviluppata da un
esperto di Atlanta (Georgia). La metodologia è riconosciuta a livello
internazionale, infatti è stata già tradotta in spagnolo, portoghese, italiano,
tedesco, olandese, cinese, malese, polacco, rumeno ed arabo.
La metodologia TenStep distingue
processi e tecniche, in base a dimensioni e complessità dei progetti:
“grande metodologia per grandi progetti,
piccola metodologia per piccoli progetti™ “.
Per garantire gli utenti e per
definire anche in Italia la consistenza della professione del project manager,
sarebbe auspicabile la definizione di criteri univoci per qualificare le società
in grado di fornire servizi di formazione certificati nell’ambito della
disciplina.
“Le
metodologie hanno tutte lo stesso scopo: alzare il livello culturale di una
organizzazione.
Sembrano tutte uguali e
invece bisogna conoscerne tante per apprezzarne le differenze.”
Tale operazione la potrebbe
avviare soltanto un organismo riconosciuto a livello nazionale e già abilitato a
riconoscere altre professioni.
L’organismo potrebbe assumersi
l’incarico di verificare la consistenza formale e sostanziale:
- del materiale di formazione proposto dalle società candidate alla
certificazione,
- della preparazione dei docenti da abilitare alla formazione ed alla
verifica delle competenze,
- della capacità di erogazione del servizio in termini di struttura e mezzi
impiegati.
- ecc.
La qualificazione di materiali e
rispettivi docenti dovrebbe consentire la possibilità di proporre un esame di
certificazione per tutti coloro che partecipano alle sessioni di formazione.
L’organismo potrebbe predisporre
un registro di professionisti e società abilitate formalmente all’erogazione
della formazione sul project management. Tale registro consentirebbe di
garantire l’attendibilità e la consistenza dell’operatore nel campo della
formazione, lasciando libero il mercato di scegliere tra la formazione
qualificata e quella spontanea, frutto di esperienze personali.
La certificazione della
professione del Project Manager garantirebbe sia le aziende sia i professionisti
chiamati ad operare secondo i criteri internazionali dettati dal mercato
globale.
Fonte:
Russell Archibald - THE 'PROFESSION'
OF PROJECT MANAGEMENT - (vedi -
www.pmforum.org/library/…) -
Russell Archibald - PROJECT
MANAGEMENT IN THE NEXT FIVE YEARS -
(vedi - www.pmforum.org/library/…)
- David Curling - The Project Management Profession (Read "Discipline") -
(vedi anche -
www.maxwideman.com).